Il caso dell’anziana che balla a Sanremo.  La terza età per essere al centro di media deve per forza escogitare forzature?

Romolo Ricapito

di Romolo Ricapito

 

  Nell’ambito del Festival di Sanremo sta ottenendo un grande successo di pubblico la canzone Una Vita in Vacanza della band Lo Stato Sociale.

Assieme all’apprezzamento del brano, molto azzeccato anche per il testo, di grande attualità e che invita alla riflessione, è stata graditissima l’esibizione dell’anziana (83 anni ) ballerina acrobatica che “rallegra” con la sua ironia, ma soprattutto l’enorme bravura, questa deliziosa proposta musicale.
Paddy Jones, l’attempata signora inglese di ballo acrobatico  che ha stupito il pubblico sanremese, ha iniziato la sua attività di danzatrice a 69 anni ed è stata poi recentemente la star di alcuni talent show all’estero.
Tornando alla commistione “anziana che balla” e musica, è da rilevare come la spontaneità, la verve  e l’ironia di un personaggio così singolare abbiano in fondo anche commosso milioni di spettatori italiani.
Da un lato, la sua performance  ha destato grande ammirazione, dall’altro anche apprensione: nelle vorticose acrobazie e giri a 360 gradi, manovrata da un giovane partner, si è temuto che la donna  potesse anche farsi male.
Riguardo tale singolare ed estrosa signora, sorge spontaneamente un dubbio: la terza età per essere considerata a livello di massa deve per forza lanciarsi in iniziative clamorose, come questa?
Ovvero: gli  anziani per essere integrati devono dimostrare qualcosa che per la loro età è ormai indimostrabile?

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