Cresce il divario tra pubblico che affolla i teatri e quello  che preferisce il cinema: abbiamo recensito… gli spettatori delle Sorelle Materassi

di Romolo Ricapito

Dicembre è il mese degli spettacoli, vuoi perché a causa del freddo la gente è spinta a frequentare in massa i luoghi chiusi (a differenza della primavera-estate) ma anche perché l’offerta del teatro, del cinema, del balletto e della lirica si fa intensa.

Poi coi giorni di festa ci sarà l’apoteosi, ma per intanto il periodo della prima metà di dicembre si sta concludendo felicemente o quasi.
Il teatro è leggermente avvantaggiato rispetto al cinema, che vede un calo complessivo d’incassi aspettando però il riscatto di Natale-Capodanno-Epifania.
Ma il pubblico teatrale è molto diverso da quello delle sale cinematografiche.
 Solo in parte è lo stesso, ma lo zoccolo duro di coloro che prediligono il teatro è costituito dagli over 60 che rappresentano  una grande fetta degli abbonati, grazie alle buone pensioni e al desiderio di svago “intelligente”; ma si  affollano  i politeama della penisola anche  alla ricerca di un’alternativa alla televisione.
E’ stato stimato che il pubblico teatrale sia in aumento, ma trattasi più o meno della stessa fetta di consumatori d’opera e di prosa,  quelli delle classi più ricche, mentre è cresciuto il divario con chi, appartenente alle classi dal reddito medio basso o povere, non consuma la cultura. Soltanto per necessità e non per ignoranza.
In pratica proprio per il solo teatro, la fruizione di esso si è fatta oligarchica e questo non è un buon segnale sotto il profilo generale (e generico) della cultura.
Se a godere di un’opera di Shakespeare sono soltanto alcuni accoliti, ad esempio, non rappresentativi della cultura e della popolazione per ordine e grado,  si può affermare tranquillamente che il teatro è diventato un passatempo da privilegiati.
Osserviamo che a Bari lo spettacolo Le Sorelle Materassi diretto da Geppy Gleijeses ha fatto registrare il tutto esaurito sia  al sabato sera e alla domenica pomeriggio.
Abbiamo tentato, dopo che ci è stato negato l’accredito per realizzare una recensione ( ma non è stato certo negato ai soliti critici dei soliti giornali cartacei)  di entrare pagando regolare biglietto.
Impossibile: posti a sedere esauriti.
Abbiamo aspettato comunque con altri spettatori che qualche abbonato o spettatore tra i prenotandi  magari non si presentasse.
Ma è stato un buco nell’acqua. Inesistente poi l’opzione last minute, vigente in altri teatri, cittadini o nazionali.
Sono arrivati alla spicciolata quindi, sempre più massivamente, anziani di ogni ordine  e grado, con una prevalenza al femminile. Molti venivano scaricati davanti all’ingresso del teatro dalle auto come fossero sacchi di patate poi, tremolanti, si avviavano all’interno, nei posti assegnati.
Le donne tutte in pelliccia (nonostante al sud faccia freddo sì, ma è un freddo umido sopportabile) gli uomini con aria compunta e stranita.
Attratti come api dal miele, i vecchi spettatori delle Sorelle Materassi ricordavano forse di avere visto l’altrettanto vecchio sceneggiato in bianco e nero con Sarah Ferrati, Nora Ricci ed Ave Ninchi.
Il romanzo di Aldo Palazzeschi è un classico. Letto da molti, molti anni fa.
Insomma il divario tra l’età delle attrici dell’edizione attuale e il pubblico (Milena Vukotich, 82 anni, Lucia Poli, 77, Marilù Prati, 64)è inesistente mentre va detto i giovani hanno disertato l’evento.
Il bellissimo teatro Piccinni, addormentato in attesa di resuscitare!

Va aggiunto  che un teatro come l’Abeliano, pur pregevole, è risultato inadatto a soddisfare le richieste.

Sorelle Materassi dunque andava rappresentato al Piccinni o al Petruzzelli.
Peccato che il primo sia chiuso da anni per disagi amministrativi.
Il divario tra cinema e teatro, però, è solo la punta dell’iceberg. Esiste per l’appunto quello tra tv e teatro.
Ovviamente gli spettatori delle Materassi non sono rimasti a casa a vedere Domenica Live di Barbara D’Urso.
Ma non soltanto perché la D’Urso è in vacanza.
Probabilmente hanno disertato anche la Domenica In delle Parodi, che ormai termina alle 17, nemmeno fossimo nella prima metà degli anni Settanta, con le vecchie  domeniche dell’austerity.
Questo pubblico pomeridiano del teatro, della D’Urso e delle Parodi se ne frega: cerca “altro”, scappando di casa.
L’avvicinarsi del’inevitabile addio alla vita, vista l’età, è una sorta di “Viagra psicologico” per mettere in azione gambe e cervello e indirizzare gli organi e i muscoli in direzione delle Materassi, anziché del materasso di casa.
Diverso è il caso del cinema.
Popolato di giovani sì, ma tutti attenti- è il frutto di  una nostra recente constatazione- a leggere lo schermo degli smartphone non appena i dialoghi sullo schermo cinematografico si fanno più elaborati.
Mentre nell’atrio di un noto  cinema. martedì, ecco una comitiva di ragazzi tra i 20 e i 30 indecisi su quale film andare a vedere.
Dopo una proposta dietro l’altra, un  accordo o un disaccordo, la comitiva si è sparata un selfie all’interno della sala antistante la biglietteria, per poi andarsene altrove: non esisteva il minimo interesse per nessuna pellicola, forse perché alle comitive giovanili  non interessa il cinema tout court.
Il divario cresce: pubblico teatrale attento, sonnolento e anziano, quello del cinema più giovane, o giovanile, ma disattento, adrenalinico, drogato di social e insofferente ai dialoghi.
Due pesi e  due misure di un paese fotografato nel momento della sua più spinta deriva culturale e politica.
 
14 dic.2017
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