IT tratto da Stephen King: hanno detto che è un capolavoro, però alla fine è un horror scocciante

di Romolo Ricapito

 It diretto da Andy Muschietti tratto dal romanzo di Stephen King ha incassato finora in Italia la cifra-record di 13 milioni, 893. 31 trentuno euro mentre negli Usa ha battuto il primato ultraquarantennale dell’Esorcista interpretato dalla mitica Linda Blair.

IT- Andy Muschietti-FILMQuesto strepitoso successo è meritato? Ma, soprattutto, si tratta di un capolavoro?
Molti spettatori e critici inneggiano a It come una pietra miliare del cinema, horror a parte. L’operazione, che dura 2 ore e 35 minuti in totale, altro mini-record per un film dell’orrore, comunque giustificata dalle 1.344 pagine del romanzo originale (impossibile leggerlo per intero, chi vi scrive lo abbandonò forse dopo le prime 200) è viziata da alcuni difetti di fondo. Pur proponendo temi quali la violenza sessuale sulle adolescenti da parte di padri criminali (dunque l’incesto) e il bullismo praticato da ragazzi non soltanto  violenti, di più, sadici e criminali, la pellicola mischia il tutto con flash orrorifici e la presenza di un pagliaccio, incarnazione del Male, che è in definitiva anche la metafora degli abusi perpetrati sui più deboli.
Tra i deboli sono inclusi ragazzi di colore, ragazzini obesi e bambini piccoli e fragili come quello che scompare nel prologo.
Il materiale è tanto, troppo e sdrucciolevole.
Si apprezza dunque l’allestimento ambientato in una piccola comunità di provincia, contornata da esterni interessanti costituiti da boschi e prati verdi.
Le scene sono ben girate e danno un’idea di “grandezza” a livello filmico.
Ovvero l’opera rimane  di ottima qualità a livello di girato e fotografia.
Ma a rovinare tutto è la presenza del clown Pennywise che deve esserci, certo, perché parte integrante della trama.
Tale pagliaccio malefico e demoniaco alla fine appare in maniera ossessiva ideando stupidi scherzi o meglio attacchi  sempre più deliranti e finanche prevedibili ai ragazzi protagonisti.
In questo è democratico: ce n’è anche per i malvagi, ma egli preferisce prendersela con i buoni anzi, come già accennato, i più deboli. Il risultato è che le apparizioni troppo costanti dell’orribile personaggio che diventa enorme, si cela dietro finte apparenze (il bambino ucciso verso l’inizio) e infine appare trasfigurato in una faccia alla Marilyn Manson (impersonata da un’attrice, Tatum Lee)  diventano scoccianti, snaturando l’horror dall’effetto sorpresa e relegandolo a film di serie B, almeno in questa sezione.
Pennywise poi non ha l’umorismo nero di personaggi come Freddy Krueger della saga Nightmare né l’intelligenza di Saw l’Enigmista.
Ma c’è qualcos’altro in più di disturbante. Mentre in questi horror, o anche nella saga di Non Aprite Quella Porta la violenza è se non giustificata, “aspettata” e prevista, qui si scade almeno in tre scene molto particolari, nella gratuità.
Insomma It è anche diseducativo.
Il piccolo George, risucchiato in un tombino dal mostro, riappare senza un braccio, sanguinante e provato.
Poi c’è la sassaiola tra le due bande rivali, costituite dal Club dei Perdenti e dai bulli-criminali.
Infine c’è la scena del patto di sangue tra i piccoli protagonisti, sancito dal coccio di una bottiglia di vetro che ne incide le mani.
E non basta: verso il finale, dal contesto  della sceneggiatura, si intuisce che ci  sarà un seguito, quando probabilmente i ragazzini saranno adulti.
Vediamo gli interpreti da segnalare.
 Bill Sarskgaard (27 anni, svedese) a destra nei panni di Pennywise
Bill Sarskgaard (27 anni, svedese) a destra nei panni di Pennywise
A parte Bill Sarskgaard (27 anni, svedese)  irriconoscibile nei panni di Pennywise   si contendono la scena la bella Sophia Lillis (15 anni) nel ruolo di Beverly, la ragazza abusata e Jeremy Ray Taylor nei panni di Ben, il ragazzo grasso e intelligente,  infine la grassa caratterista che impersona la madre di Edward, il piccolo ipocondriaco, ma ci sfugge il suo nome.
Alcuni interpreti sono canadesi anche perché il tutto è girato in Canada.
Infine la storia parte del 1988 in avanti e si citano, ma solo di sfuggita, l’incendio dei capelli di Michael Jackson durante il girato di uno spot per una nota bevanda e l’epidemia di Aids, in più l’exploit canoro della boy band New Kids on The Block.
La  scena più bella? Quella iniziale quando il piccolo George indossando il suo Kway insegue la barchetta d’acqua che scivola in un fiume costituito da pozzanghere,  sotto una pioggia torrenziale.

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