Intervista all’uomo dalle mille risorse- Antonio Fanelli parla di se e il suo futuro d’artista

di Cinzia Santoro
-Direttore artistico,regista, attore, interprete di monologhi teatrali. 
Antonio Fanelli è questo ma molto altro…
Molto altro è un concetto grosso, sostanzialmente sono uno a cui piace molto quello che fa. Cerco di mettere a frutto gli insegnamenti per dire quello che mi va. Ho avuto la fortuna di apprendere i rudimenti da una grandissima artista oltre che una grande donna e cerco di seguirne, nel mio piccolo…anzi piccolissimo, le orme.
– La ferita senza sangue è il tuo ultimo romanzo, una storia d’amore ai tempi di internet che mette a nudo l’animo di un uomo innamorato e vulnerabile. 
Il messaggio è che: non esiste genere quando si ama?
Non so se c’è un messaggio, la storia è una storia vera della quale sono stato osservatore, ovviamente luoghi, nomi e situazioni sono stati cambiati per ovvi motivi.
È la storia di un amore con violenze psicologiche un po’ fuori dai canoni, nel senso che non è una donna a subirli ma un uomo. Perché come hai detto tu  la violenza non ha genere, purtroppo conosciamo bene il problema della violenza sulle donne ma spesso dimentichiamo la violenza a cui alcuni uomini sono sottoposti. Ovviamente in percentuale minore perché purtroppo, ripeto, conosciamo bene il problema e oltretutto c’è la cronaca giornaliera che ci ricorda come le donne siano vittime sacrificali di un machismo malato e di una cultura atavica della quale non riusciamo a liberarci. 
Per tornare al libro, ha una storia particolare. Lo definisci il mio ULTIMO romanzo… io direi il primo e, senza porci limiti, probabilmente anche l’ultimo. Non ho velleità di scrittore, faccio altro nella vita e soprattutto credo che ognuno dovrebbe fare quello che sa fare e  per cui ha studiato.
La ferita senza sangue è la storia di un regalo. È  nato come monologo teatrale che però avevo accantonato perché troppo lungo per essere portato in scena, mi ero ripromesso di rivederlo e quindi di tagliare un po’ ma il testo capitò nelle mani “sbagliate”. Lo feci leggere ad una cara amica che decise di farlo pubblicare e me lo regalò per il mio compleanno. Infatti il libro è stato pubblicato da una casa editrice diversa da Mama Dunia Edizioni che è la casa editrice della quale sono direttore e curatore. 
– Cosa è il teatro negli anni 2000 e soprattutto qual è la situazione del teatro negli anni 2000? 
Quanto spazio hai? Il discorso è abbastanza complesso!
Il teatro fondamentalmente non è cambiato, se mai sono cambiate le persone che fanno teatro.
Oggi c’è tanta improvvisazione (nel senso di improvvisati). Vedi io sono convinto che il teatro sia di tutti ma certamente non è PER tutti. Ma è un discorso che si può estendere ad altro… ti faccio un esempio… c’è stato un boom di persone che hanno scritto 150 articoli su un giornalino o che hanno fatto 150 trasmissioni in una piccola radio privata e che hanno avuto la possibilità di prendere il tesserino da pubblicisti e che invece si arrogano il diritto di definirsi giornalisti, aprono il loro piccolo, piccolissimo giornale (che poi fondamentalmente è un semplicissimo bloog) e scrivono… nel 90% dei casi in un italiano approssimativo, poi ti trovi di fronte a pseudo giornalisti che non sanno cosa chiederti perché appunto improvvisati. In genere faccio molta attenzione alla serietà dei giornali o dei giornalisti con i quali parlo perché ci si ritrova ad aver detto cose mai dette o a essere recensiti per la location piuttosto che per l’orario, per il colore del sipario piuttosto che per i microfoni che a turno avrebbero dovuto avere più bassi o più alti o cose di contorno e mai una parola sullo spettacolo, se non scopiazzata qua e la, e questo appunto perché improvvisati, perché completamente incapaci di recensire criticamente uno spettacolo parlandone bene piuttosto che male… non so se meglio questo o quel famoso critico che recensiva senza andare a teatro. Questo è il motivo per cui ti ho chiesto per quale giornale scrivevi…non mi piacciono gli improvvisati. Non sorridere perché non è una sviolinata per la Gazzetta dal Tacco, lo conosco come giornale on-line serio e molto professionale… in fondo questo si chiede a chi svolge una professione…serietà e professionalità e purtroppo non sempre si trova… fermo restando che comunque, per fortuna, la maggior parte dei giornalisti o pubblicisti sono persone serie e professionalmente preparate.
 Ora, la stessa cosa è accaduta nel teatro. Prima per fare teatro dovevi andare in accademia o frequentare una scuola di teatro seria magari con insegnanti di provata fama, successo e professionalità e poi, se davvero avevi qualcosa da dire e soprattutto se lo sapevi dire, potevi entrare in un teatro (magari all’inizio un teatro di terz’ordine e poi salire pian piano), oggi invece le compagnie teatrali sono spesso più numerose degli spettatori, in ogni città anche piccola se ne trovano a decine, mettono su spettacoli con qualche parolaccia, un paio di pernacchie e un numero esagerato di doppi sensi quasi sempre a sfondo sessuale e riempiono i teatrini di paese con biglietti che hanno un costo irrisorio, quasi sempre spacciati per inviti, utilizzando conoscenze e amicizie forti, potendo in questo modo usufruire dell’utilizzo di teatri comunali in maniera gratuita ( cosa che non potrebbero fare perché se una amministrazione ti concede l’utilizzo del teatro, la gratuità va di pari passo alla impossibilità di sbigliettare ). Fanno un solo spettacolo all’anno che ripropongono a cadenza bimestrale nella loro città perché fuori non potrebbero fare affidamento su parenti e amici e oltretutto, essendo opere quasi sempre in vernacolo, non li capirebbe nessuno fuori dalle mura della propria città.. Tutto questo porta ad una offerta quantitativamente enorme e di rimando, essendo praticamente la realizzazione dello spettacolo a costo zero, alla possibilità per il pubblico di potervi accedere pagando un prezzo del biglietto irrisorio. Capisci che chi invece deve pagare l’affitto del teatro, service, enpals, attori e attrici, percentuali ai procacciatori ed organizzatori nelle varie città, la Siae se scegli di fare opere di altri, ecc… deve assolutamente chiedere al pubblico di pagare un biglietto più alto, questo comporta una profonda crisi del teatro di qualità che per fortuna però esiste e resiste grazie alla passione di Artisti con la A maiuscola… categoria nella quale certamente non mi annovero definendomi da sempre un artigiano del teatro.
Ma tornando alla parte puramente artistica, il Teatro è altro. Il teatro intanto è passione e non esibizionismo, è fatica, fatica che va oltre le due ore dello spettacolo. Uno spettacolo si scrive o comunque ( se si sceglie di portare in scena opere di altri ) si prepara con ore di prove, con accorgimenti tecnici, con accorgimenti recitativi che se qualcuno non ti insegna non puoi avere…. Il talento da solo non basta, il pubblico va rispettato, uno spettacolo non si mette su in due mesi… c’è davvero tanta fatica dietro…fatica e investimento di tempo e denaro con il timore che al pubblico non piaccia quello che gli proponi… il flop è sempre dietro l’angolo. Tutto questo lo fai per passione allo stato puro e anche per viverci e capisci che non è facile. La sola consolazione che resta e che ti porta ad andare avanti è la consapevolezza di fare il mestiere più bello del mondo e di poter esprimere artisticamente il proprio essere e le proprie idee…insomma fare i Buffoni nella accezione più nobile del termine.
– La sera del 18 novembre sarai presente al caffè undercover nell’ambito della manifestazione contro la violenza sulle donne organizzata dalla associazione Castrum Martinae nel salotto itinerante L’ora Blue con il monologo teatrale Stupro di stato.
            La tua presenza è fortemente legata al tipo di teatro che rappresenti?
La mia presenza è legata al fatto che la Associazione Castrum Martinae ha fortemente voluto questo spettacolo e di questo devo ringraziare infinitamente il presidente e tutta l’associazione.
Inizialmente doveva tenersi in una sala del palazzo ducale con il patrocinio del comune di Martina, ma… comune che vai stesse risposte che trovi.
Sono contento che poi sia stato spostato nel Caffè Letterario Undercover che è un posto davvero molto interessante e attivo dal punto di vista artistico e culturale.
Stupro di stato si inserisce temporalmente nelle manifestazioni organizzate per la giornata delle “scarpette rosse” contro la violenza di genere del 25 novembre. È uno spettacolo che attraverso l’omaggio ad una grande artista, ma soprattutto una grande donna come Franca Rame, vuol essere un omaggio a tutte le donne che hanno subito violenza, ma vuol essere anche lo spunto per una riflessione per tutti gli uomini… per dirla con le parole di De Andrè << anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti >>.
Lo spettacolo racconta la vicenda giuridica e umana dello stupro di Franca Rame. Uno stupro nato molto in alto in ambienti istituzionali come raccontano le carte processuali. Stupro per il quale nessuno ha pagato perché il reato è stato prescritto ( del resto non saremmo in Italia ).
Uno stupro diverso dagli altri perché Franca è stata stuprata in quanto artista, in quanto femminista e in quanto attivista dei movimenti per il divorzio, per l’aborto e per i diritti delle donne e ovviamente, essendo una donna dello spettacolo, famosa, riconosciuta e riconoscibile, in più moglie di Dario Fo con il quale aveva portato in scena MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO, ovvio che dava molto fastidio a quella parte della società italiana che non si era ancora liberata dei residui del ventennio fascista ( e forse ancora non se ne è liberata). Quale maniera migliore ( dal loro punto di vista ) che punirla, in quanto donna, con una violenza?
Attraverso la storia di Franca Rame si ripercorre un pezzo di storia d’Italia. Dal Codice Rocco, che solo fino a pochi anni fa riconosceva il “delitto D’Onore”, alla vicenda di Franca Viola, che nella Sicilia degli anni sessanta si oppose, con l’appoggio del padre, proprio al codice Rocco che prevedeva l’estinzione del reato di violenza sessuale se il colpevole accettava il matrimonio riparatore…. Insomma attraverso Franca Rame un omaggio a tutte le donne coraggiose che non subiscono e denunciano e nello stesso tempo una denuncia e un atto d’accusa verso tutti quegli uomini che si macchiano di un atto così vile e che, pur non macchiandosi in prima persona, assistono apatici senza proteggere, senza ribellarsi, senza formare un muro di uomini a protezione di tutte le donne… aspettando che la cultura machista si estingua.
Se la mia presenza è fortemente legata al teatro che rappresento dicevi? 
Si certo, questo è il tipo di teatro che amo vedere e che amo fare, il teatro di narrazione o Civile, quel tipo di teatro che si rifà ai vecchi cantastorie che sono stati i primi “Quotidiani” politici delle nostre città andando nelle piazze, srotolando i loro cartelloni e raccontando quello che succedeva,  il teatro dove l’attore interpreta se stesso e diventa narratore di storie di altri… fino a qualche mese fa il teatro di Dario Fo che gli è valso il Nobel e che adesso vede in Italia come massima espressione, secondo me, Marco Paolini.
-Impegni futuri?
Per fortuna tanti. Intanto due cose che mi piacciono e a cui tengo molto. 
Su commissione di alcune amministrazioni comunali sto preparando due spettacoli per i bambini della scuola elementare sulla raccolta differenziata e sulla educazione stradale.
Poi una cosa veramente interessante dal punto di vista umano. Un laboratorio teatrale o se vuoi, di teatro terapia, in collaborazione con la Associazione Falanthra – Alzheimerpiù di Taranto che si occupa di malati di Alzheimer nel periodo che va dalla diagnosi alla ospedalizzazione, un periodo lungo…lunghissimo in cui sono affidati, senza alcun aiuto da parte delle istituzioni sanitarie, esclusivamente alle famiglie. Un bel progetto in cui si è tutti  volontari e dal quale credimi ricevo tanto dal punto di vista umano. Cerchiamo di stimolare gli “OSPITI” , come amiamo chiamare i nostri amici malati, con l’aiuto di figure professionali…insomma un bel progetto.
Poi Laboratori teatrali classici e un progetto appena avviato con Mila Nardelli, una musicista di Martina, per uno spettacolo-omaggio a Ennio Morricone. 
Poi una serie di date qui a Martina sempre all’ Undercover che, come ti dicevo, è un posto vivo dal punto di vista culturale.
Tre spettacoli per il momento.
 Il 29 novembre con VISIONI, il 29 dicembre con DA PRETE A BRIGANTE, e il 26 gennaio con STATI DI ORDINARIA INGIUSTIZIA.
Insomma un po’ di carne al fuoco che cercheremo di non far diventare fumo consapevole comunque di fare il più bel mestiere del mondo.

One thought on “Intervista all’uomo dalle mille risorse- Antonio Fanelli parla di se e il suo futuro d’artista

  1. Di trovarmi in una sala ,magari accompagnata da un pianoforte a leggere le mie poesie, lo sognavo da ragazzina ,ma di salire su di un palcoscenico per recitare ,non era contemplato,nè scrivibile nella storia della mia vita . Grazie a te ,questa tua amica ,autrice e poetessa decretata da amabile gente è salita su di un palcoscenico per assaporarne la magia . Grazie ancora.Di maghi e principesse non ne ho incontrati mai nei miei tanti anni di attesa e di vita, tu hai saputo farmi questo regalo, Grazie, siamo pari con il libro: due momenti emozionanti. So che agli attori non si fanno auguri e che questi vengono sostituiti da un rito ……ho imparato anche quello.Cosa dirti? Buon proseguimento.

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