Nemesi: finto b-movie che recupera una Sigourney Weaver in stato di grazia e “imita” un po’ Pedro Almodovar

di Romolo Ricapito

Rischia di passare troppo velocemente sui nostri schermi il film di Walter Hill   “Nemesi“, catalogabile come un thriller d’azione, ma in realtà trattasi di un raffinato noir psicologico.

 L’operazione trae uno dei suoi massimi valori aggiunti dalla ricca interpretazione delle attrici principali, ovvero la ritrovata Sigourney Weaver e Michelle Rodriguez, quest’ultima nota per diversi film di azione tra cui la serie Fast and Furious.
La storia, girata in Canada ma ambientata in  diverse zone degli Stati Uniti, è costruita come un fumetto (e anche tramite flash back), infatti a volte le scene si bloccano trasformando i visi dei protagonisti in vignette, mentre le preferenze letterarie del medico esperto in chirurgia plastica   impersonato dalla Weaver ( appassionata di Shakespeare e Edgar Allan Poe che compaiono brevemente sotto forma di figurine in  un tris da slot machine).
Queste ricercatezze stilistiche assieme ad altri vezzi creano volutamente una sorta di operazione sullo stile di  un B-movie, ovvero: l’opera ammicca appunto a film di  second’ordine, ma in realtà vuole stimolare  e ingraziarsi un pubblico di giovanissimi.
“Nemesi”-Sigourney Weaver

Grazie alla raffinatezza dei monologhi della chirurga plastica Rachel Jane (Sigourney Weaver)  giudicata folle e rinchiusa in un manicomio criminale a causa di un equivoco giudiziario ( ma in realtà è lucidissima) e alla trasformazione transgender del protagonista, il  killer prezzolato Frank Kitchen interpretato da una Michelle Rodriguez  ligia al suo ruolo e perciò convincente,  la pellicola raggiunge una qualità invidiabile, soprattutto rispetto ad altri prodotti americani ambiziosi, ma che in realtà risultano scontati e prevedibili.

Ad ogni modo Nemesi ammicca al cinema europeo, nella fattispecie per quanto riguarda la vendetta della chirurga  sul killer Frank, trasformato contro la sua volontà in una donna: l’uomo aveva ucciso il fratello della professionista, che vanta una  immensa ricchezza ereditata per via paterna e tre lauree in diverse discipline mediche.
  1. Dunque lo spunto potrebbe essere stato mutuato dal film  La Pelle Che Abito di Pedro Almodovar, nel quale un ricco chirurgo (prima similitudine) trasforma in una donna lo stupratore della figlia (seconda similitudine).
  2. Ma questa similitudine appunto,  se non una copiatura tout court, serve a creare un’atmosfera di sospensione nella quale la vittima-carnefice, Frank, ormai donna a tutti gli effetti, si adatta alla nuova situazione, non abolendo però i suoi istinti maschili, soprattutto di vendetta.
  3. Dell’action movie che si dipana  per la maggior parte della durata importa poco, perché è molto più importante l’indagine interiore sulla metamorfosi di Frank.
  4. Le due attrici principali Weaver e Rodriguez non recitano mai insieme creando  sezioni (e sensazioni)  separate nelle quali esprimono tutta l’epifania dei loro caratteri.
  5. La sceneggiatura sostiene meglio la Weaver, che pronuncia battute algide e icastiche rivelando una personalità complessa, ai limiti della legge nell’esercizio improponibile della sua arte chirurgica diretta verso ricchi viziati e in seguito punitiva contro carnefici trasformati in vittime, mentre il ruolo della Rodriguez si nutre di fisicità e di battute stringate per esigenze di  scena.
Ad ogni modo Frank “al femminile” è stupefacente per l’ adattamento al ruolo di una Michelle   Rodriguez in stato di grazia che in versione maschile esibisce addirittura un pene, ovviamente una protesi.
L’attrice poi appare totalmente nuda in chiave  femminile.
Ma trattasi di nudità funzionali alla trama, dunque necessarie per il contesto e non create per  eccitare.
  • Queste complessità rendono il film attraente, ma come nel caso di Vittoria e Abdul, appena uscito, i due caratteri principali mettono in ombra tutti i numerosi caratteristi ,seppur bravi, che non hanno nessuna chance di emergere.
  • L’unico errore( se così si può definire)  dei realizzatori è stato forse quello di realizzare una confezione fumettistica e giovanilistica ad uso e consumo delle platee più acerbe (sotto i trenta) ma in realtà (Re )Assignment (titolo originale)  è una pellicola adatta anche (o soprattutto)  a un pubblico maturo.
  • Giorgio Moroder ritorna al cinema come autore della colonna sonora.

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