Dall’italo-inglese di Ornella Muti ai termini anglosassoni che invadono sempre più la nostra lingua: analisi

di Romolo Ricapito
Storie Italiane su Rai Uno  l’attrice Ornella Muti è stata intervistata su suo ruolo nella fiction tv “Sirene”.

La Muti,  rispondendo  a una domanda, ha iniziato  prima con un avverbio in inglese , “finally“, per poi esprimersi in italiano: “finalmente”.
Questo vezzo, o gaffe, della bella attrice è presente in altri personaggi pubblici che intervallano le loro espressioni con termini anglosassoni, come se avessero disimparato l’italiano.
Gli esempi sono tanti: comunque sentirsi rispondere in inglese quando si comunica con altri  nella nostra lingua è, se non una stortura, qualcosa in parte di costruito e, in parte, di indotto da mode,  dal giornalismo troppo ricco di idiomi stranieri, o da  quella presunzione di  volere fare sapere al prossimo di conoscere le lingue estere.
E’ chiaro che tutto questo stride con la logica, ma soprattutto  fa tremare chi si batte per la conservazione della lingua italiana, assediata da neologismi brutti in partenza e poi ovviamente da parole inglesi.
Una volta andava di moda, tra i dotti, citare frasi latine intervallando argomenti di cultura generale, adesso invece, essendo il latino compreso da una stretta minoranza rispetto al passato, si ricorre all’inglese.
Quest’uso, anziché dotto o snob infine, può rivelare delle precise lacune sulla conoscenza di termini italiani, che vengono sostituiti appunto dalla lingua inglese.
Lingua  poi che non sempre l’autore di questo neo-linguaggio misto conosce alla perfezione.

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