Nico 1988 al cinema. “Quand’ero bella e facevo la modella non ero felice, adesso preferisco essere brutta”

di Romolo Ricapito

Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli racconta gli ultimi anni di vita della cantante tedesca Christa Päffgen, (in arte Nico) nel suo declino, non artistico ma umano.

La Päffgen infatti, che perì per  un banale incidente ad Ibiza a soli 49 anni (cadde dalla bicicletta) faceva uso di lsd, eroina e peyote. Nella pellicola sono documentate le sue iniezioni nelle vene della gamba in un organismo provato ma ancora combattivo e desideroso di vita e riscatto.
Queste droghe l’aiutavano a portare avanti una vita che aveva già goduto  il suo meglio, ma anche il peggio: Nico crebbe negli  anni drammatici della Berlino nella fase finale della seconda guerra mondiale, una città sconvolta dai bombardamenti e dalla fame. In seguito divenne modella. Quindi attrice: La Dolce Vita di Fellini è uno dei film che interpretò.
Ma la musica fu il suo vero approdo.  Amò miti come Brian Jones dei Rolling Stones, Jim Morrison dei Doors, Alain Delon con il quale concepì l’unico figlio Ari.
Ma Christian Aaron Boulogne, nato nel 1962, detto Ari, non fu mai riconosciuto dal divo francese e crebbe coi nonni paterni.
Ari ha collaborato attivamente al film della Nicchiarelli, che rappresenta un biopic anomalo.
Ovvero, è un film voluto da una regista italiana su un personaggio internazionale e girato in inglese con l’interpretazione dell’attrice danese  Trine Dirholm, conosciuta in Italia per il ruolo accanto a Pierce Brosnan nella commedia Love is All You Need.
La Dirholm canta i brani di Nico, o quelli che la regista ha voluto   fossero la colonna sonora del film.
Il migliore  è la cover di Nature Boy, un pezzo portato al successo da Nat King Cole che “Nico” canta un po’ svogliatamente ai clienti di un albergo.
La narrazione è intelligente, scarna e attraversa alcune città europee come Praga.
Il rapporto col figlio Ari è bene esplorato, in flash riusciti, ma il ragazzo soffre di istinti suicidi ai quali Nico non può porre riparo, essendo stata per forza di cose una madre assente.
I momenti più riusciti sono quelli intimisti: Christa (odiava essere chiamata Nico) è ospite di un amico italiano e mangia dei gustosi spaghetti, ma pretende di bere Coca Cola e limoncello.
La donna rivela una grande umanità dichiarando: “quando ero bambina soffrii la fame, poi divenni modella e non ero felice: dovevo stare continuamente a dieta”.
Adesso Nico-Christa alla soglia dei 50 può lasciarsi andare: mangiare, ingrassare, diventare “brutta”, ma acquisire una personalità artistica da interprete e cantautrice che la riscatta da un passato, anche musicale, che rifiuta.
La Paffgen infatti non ha piacere nelle interviste di esser ricordata per il disco storico pubblicato coi Velvet Underground: cantava soltanto tre canzoni dell’album e aveva un ruolo defilato rispetto al complesso statunitense capitanato da Lou Reed.
La canzone Big in Japan degli Alphaville segna lo spartiacque tra la musica di Nico e il pop  elettronico anni Ottanta .
Essa è suonata durante una trasferta in auto della cantante ma la regista ha voluto che l’attrice principale la intonasse anche nei titoli di coda in una versione lenta e morbida.
Il film della Nicchiarelli è piaciuto e ha vinto un premio alla Mostra del Cinema di Venezia: quello Orizzonti per il Miglior Film.
E’ certo però che almeno in Italia Nico 1988 è destinato a sale d’essai e di nicchia, destino che perseguita i film veneziani di quest’anno.
Ad ogni modo, essendo girato in inglese e trattando di un personaggio iconico, è certo che Nico 1988 sarà diffuso in Europa e magari negli Stati Uniti.
Christa Päffgen, in arte NICO
Christa Päffgen, in arte NICO

E’ stato scritto che Nico non sembra un film italiano e che esplora mondi inconcepibili dall’attuale cinematografia nostrana.

Questo è sicuramente un pregio, perché sarà ricordato in futuro, mentre le solite commedie campioni d’incasso al box office saranno dimenticate in pochi mesi.
Ad ogni modo la pellicola rende ammirevole la sua protagonista non tanto per la bellezza delle sue composizioni musicali, che lasciano a desiderare, ma per la personalità dolente e umana.
Madre dolorosa, ex bambina sofferente per la guerra, modella insoddisfatta, attrice anche per Andy Warhol  ma quasi per caso, trova nella musica il suo ambiente ideale e ha una preveggenza della sua fine precoce essendo dotata di intelligente intuito.
Nel film Nico è rappresentata coi capelli corvini: nel tentativo di abbattere la sua immagine precedente, quella di una bionda sexy e attraente, la Paffgen si tinse i capelli di scuro per avere un aspetto ordinario ed essere apprezzata per la sua personalità interiore. Tra gli altri attori del cast, poco conosciuti, c’è Thomas Trabacchi, compagno dell’attrice Carlotta Natoli
lunedì 16 ottobre 2017 – 01:17

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