The Teacher: a Bratislava nel 1983 un’insegnante politicamente scorretta fa sfracelli e la passa (quasi) liscia

di Romolo Ricapito

The teacher- Una lezione da non dimenticare è un film cecoslovacco proiettato in esclusiva regionale al cinema Splendor di Bari.

La sala applica il prezzo di 4 euro il primo giorno dell’uscita dei vari film che proposti,  di solito scelti nell’ambito del cinema d’essai.
Il prezzo di favore è   concesso al giovedì, giorno infrasettimanale che vede l’uscita di nuove pellicole sull’intero territorio nazionale.
L’opera in questione vede all’opera il regista  praghese Jan  Hreibeick (1967) mentre l’interprete principale è Zuzana Maurery  (Bratislava, 1968) che ha vinto con questo ruolo un importante premio in patria.
L’azione si svolge a Bratislava nel 1983: Maria Drazdechova è un’insegnante di letteratura slovacca, russo e storia in una classe di alunni preadolescenti.
La donna riesce ad asservire l’intera scolaresca interagendo coi genitori; ovvero,  in base al lavoro da essi svolto, ella si fa offrire favori che, se trasgrediti, comportano vendette sugli alunni, come voti bassi e note strumentali.
Ad esempio: l’insegnante si fa acconciare i capelli da una mamma parrucchiera, si fa cucinare torte da un’altra genitrice,  aggiustare lumi rotti da  un papà elettricista, cercando poi  di spedire illegalmente dolci alla sorella che vive in Russia tramite un  altro padre che è a contatto con alcuni  piloti d’aereo ( lavora  in aeroporto) e così via, sempre più sfacciatamente e arditamente.
La megera arriva a farsi pulire la casa da alunni “disobbedienti” e a corteggiare  a domicilio il papà di uno di essi (un astrofisico destituito dal regime comunista e costretto a fare il lavavetri) . E’ troppo: parte la rivolta dei genitori, o meglio di quelli che non hanno obbedito alle richieste assurde e spropositate della docente, mentre gli altri, la maggior parte, accettano  invece i suoi ricatti anche a fronte dei voti alti assegnati ai figli.
La pellicola dunque è la metafora del potere, o meglio su chi lo esercita, anche se trattasi in questo caso di una anonima professoressa.
Maria è vedova e non ha potuto avere dei figli suoi: gli alunni dovrebbero colmare le sue lacune affettive.
Ma questa non può essere una giustificazione, in quanto nel suo ruolo di insegnante ella è perfettamente consapevole dei suoi abusi: Di più: vi si crogiola.
Sadismo e quasi un alone di comicità danno vita a dei dialoghi davvero ottimi e a dir poco esilaranti pronunciati dal personaggio principale, ovvero la “Crudelia” in salsa slovacca.
Ma tutta la sceneggiatura (di Petr Karchovsky) è scorrevole e bene organizzata.
Trattasi di un cinema che vuole indagare uno  spaccato di società ancora abbastanza politicizzata (Maria è una comunista con “appoggi” nel partito e addirittura all’estero, in Russia, tramite il cognato) ovvero quella cecoslovacca  degli anni Ottanta.
Ma la ribellione di (alcuni) genitori è la metafora dell’opposizione allo strapotere che viene dall’alto, dunque quello  politico e istituzionale.
Tutti gli attori sono splendidi, sia i giovanissimi componenti della classe comandata dalla erinni che gli interpreti maturi, nel ruolo dei genitori.
La storia è raccontata nei dettagli ed è tratta da un fatto vero.
Una delle alunne “abusate” dalla prof. diventa un’apprezzata neurologa e così gli altri ragazzi vittime della perfida insegnante: essi si integreranno cioè  nella società post-comunista  proseguendo gli studi.
Ad ogni modo il lupo perde il pelo ma non il vizio: la corruzione della professoressa è irrinunciabile, forse per carattere.
Pregevole quest’opera, tanto più che, sebbene non destinata a una grande distribuzione e a rilevanti incassi, è la testimonianza di un cinema dell’Est -Europa superlativo ed eccellente.
Pubblicato il 22 sett.2017- h.14,10

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