Social: criticata dai social la velina di colore Mikaela Neaze Silva. Perché da Lola Falana a Cannelle in passato non successe

Mikaela Neaze Silva

 

di Romolo Ricapito
La velina di colore di Striscia la Notizia Mikaela Neaze Silva di padre angolano e madre afghana ha suscitato commenti molto “critici” (o razzisti, detto tout court) sui social, che sembrerebbero volere dettare legge sulle scelte artistiche del mondo dello spettacolo.

La Silva nell’immaginario distorto di “alcuni” è abbinata al mondo dei migranti, che certe forze politiche vorrebbero ridimensionato strutturalmente, impedendo gli sbarchi, o almeno “attenuandoli”.
Al di là della geopolitica, una cosa è certa: il mondo dello spettacolo viene, in questo e altri casi, oramai  giudicato, valutato e “offeso” in base a quello che succede nel mondo e, nello specifico, nella nostra Italia.
Ma lo spettacolo è stato sempre un mondo d’avanguardia, dove ad esempio anche le soubrette di colore hanno avuto il giusto  spazio.
Considerate magari un elemento esotico e piacevole, venivano ammirate e mai fatte oggetto di strali che enfatizzavano in maniera negativa il colore della pelle o la provenienza.
LOLA FALANA
LOLA FALANA

L’attrice e cantante Lola Falana, americana di origine cubana, ha lavorato alla tv italiana negli anni Sessanta-Settanta  suscitando sempre ammirazione: Sabato Sera, Hai visto mai Teatro Dieci le trasmissioni  in cui spopolò al fianco di Gino Bramieri Don Lurio.

La cantante Dionne Warwick (che fu legata artisticamente e musicalmente al compositore Burt Bacharach) partecipò nel 1968 al Festival di Sanremo col celebre brano “La Voce del Silenzio”.
Nessuno osò dire: mandatela a casa.
Infine, per citare un personaggio più”recente”, la modella e conduttrice francese (originaria delle Antille) Cannelle, fu chiamata nel 1993 da Pippo Baudo a co-condurre il Festival di Sanremo.
Ebbe successo, ma ancora prima del festival (e neppure dopo) nessuno criticò la scelta di Baudo.

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