Mario Piarulli festeggia la sua gioventù: i 96 anni ricchi di tanta esperienza sorretti da  vigore e lucidità!  

Pompea Vergarodi Pompea Vergaro

Abbiamo incontrato Mario Piarulli, salentino doc, per una breve chiacchierata in occasione, in questi giorni, del suo novantaseiesimo compleanno che lo stesso Piarulli considera “della sua gioventù”. Sempre con quella ironia che lo contraddistingue in tutte le occasioni, Mario Piarulli,  è una persona speciale con cui è piacevole chiacchierare: sguardo vigile e vivace che manifesta una spiccata intelligenza!

Ha vissuto l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale e ne fa motivo di orgoglio che scopriremo lungo la chiacchierata, sulla quale, in questo ultimo anno, sollecitato dalla famiglia, ha cominciato a redigere degli appunti con l’intento di pubblicarne un saggio.  Questo  lavoro lo ha condotto a  SANTA MARIA AL BAGNO, la marina di Nardò, nella sede del “Museo della Memoria e dell’Accoglienza” dove sono raccolte le testimonianze della permanenza di ebrei sopravvissuti all’orrore dei campi di sterminio della seconda guerra mondiale per riunire sorprendenti e preziose testimonianze e documentazioni che potranno arricchire il suo lavoro.

 

Prima della chiacchierata, è doveroso dedicare  un breve spazio alla sua esperienza di vita che ovviamente non gli rende giustizia!  Sono alcuni appunti di vita che segnano il percorso personale e  lavorativo.

 

Mario Piarulli
Mario Piarulli, 96 anni

Mario Piarulli  oggi vive a Lecce con la moglie con la quale ha già festeggiato abbondantemente i 50 anni di matrimonio. Ha 3 figli e 3 nipoti che vivono altrove. Nasce a Nardò il 22 settembre 1921. Figlio maggiore di tre fratelli e una sorella. La  Nardò dei suoi tempi non era quella ridente cittadina di oggi che trasuda storia e cultura.

Ci racconta che la Nardò della sua infanzia era priva di ogni comfort, la gente era semplice come lo era la vita. I bambini erano messi da parte e non partecipavano alla vita familiare. Egli è vissuto fra gli affetti dei suoi genitori e dei suoi  fratelli, ma senza opportunità. Il suo primo viaggio in treno avvenuto a 15 anni  è stato in occasione di un evento a carattere nazionale.

La fine della guerra lo ha visto a Roma dove ha iniziato a lavorare per una azienda italiana privata. Successivamente con la famiglia  si è trasferito a Genova, e poi  nella città barocca.

Ha studiato la lingua e la letteratura inglese presso le Scuole e Università di Venezia, Roma e Napoli, ma il periodo piú interessante, proficuo e anche piacevole, come egli tiene a sottolineare, è stato con “The British Institute of Rome”, 1946-1950, Istituzione nata a cura degli Alleati per purificare, cambiare la forma di cultura  di anni di oscurantismo in visione  e consapevolezza  della vita.  Per la ricostruzione e la ripresa economica del Continente  operò il “Piano Marshall”, 1948-1952.

Mario Piarulli ha viaggiato in Europa in quanto ha assunto l’ incarico Istituzionale nell’ambito della Religione Bahá’í quale  “Membro del Corpo Ausiliario” partecipando come relatore in diverse  Conferenze che lo hanno visto a  Francoforte, Londra, Nizza, Copenaghen, Parigi, Malta, il Principato di Monaco, Roma , Napoli…e proprio in uno di questi viaggi, come piace sottolineare al signor Mario, e precisamente in una conferenza mondiale tenutasi  a Francoforte, ebbe la fortuna di conoscere sua moglie Laila giunta dal Il Cairo per per non farne mai più ritorno. Ma questa è un’altra storia…

 

Mario Piarulli ha fatto 4 viaggi in Terra Santa, ad Haifa, sul Monte Carmelo dove hanno sede i luoghi Sacri. Ha incontrato il nipote del profeta, Shoghi Effendi. Studioso, spazia dalla storia alla  letteratura,  alla musica, appassionato di Churchill, Wagner, Goethe,  solo per citarne alcuni.

 

HA PUBBLICATO:

-DELLA BELLEZZA, L’Officina delle Parole edizioni di Lecce

Un breve viaggio nella bellezza con citazioni di saggi, poeti, scrittori, profeti

 

-FESTA DEL 19º GIORNO, Casa Editrice Bahá’í  di Roma

Nel Bayan Arabo il Báb ha invitato i Suoi seguaci a riunirsi una volta ogni diciannove giorni per mostrare ospitalità e amicizia. Bahá’u’lláh lo conferma e rivela il ruolo unificatore di tali occasioni.

 

-GLI AMBASCIATORI di  Bahá’u’lláh, Casa Editrice Bahá’í di Roma

L’opera è costituita da due pregevoli volumi di circa 1200 pagine corredate di mappe e di prestigiose e preziose foto a colori, di luoghi, di persone, eventi unici e rari.

 

 

Ed ora cominciamo…

 –  Signor MARIO cosa significa vivere dopo i 90 anni?

Giungere al di là dei novanta anni, per chi ne ha consapevolezza, significa avere una idea, una visione a volo di uccello, del senso della vita e del tempo.

Significa soffermarsi e riflettere su  come e quali cambiamenti ed evoluzioni siano avvenuti  lungo i decenni.

 I dopo 90 anni significano, soprattutto,  acquisire la consapevolezza di come il tempo andrebbe usato,  delle opportunità e dei doveri che l’uomo ha lungo la sua vita. Tutte queste cose non sono separate, ma sono insieme.

 

-Cosa pensate della vita e del suo senso?

È fondamentale per ciascun essere umano avere una idea sul significato della vita.

Pensate che il creatore si sia preoccupato  di costruire  il corpo dell’uomo,  cosí complesso,  solo perché lavorasse, dormisse  e mangiasse?

Se questo accade significa  stallo nella evoluzione del mondo.

L’uomo deve soffermarsi, riflettere e avere sete di conoscenza.

È necessario eliminare le linee di confine, poiché  Dio ha creato il mondo senza confini. I confini  e le divisioni sono una concezione limitata che l’uomo ha costruito e che lo allontanano dal senso della  vita.

Il pianeta rispetto all’immensità  dell’universo  è una superficie piccolissima, un granello di sabbia,  per questo l’uomo deve condurre al meglio la gestione della propria vita. E questo ancora non accade.

-Il mondo contemporaneo può essere considerato un modello di progresso?

Nel campo scientifico sicuramente, il mondo contemporaneo ha raggiunto dei progressi inimmaginabili. Ma questo non è accaduto nel campo economico, né  nel campo dell’educazione che è inadeguato, molto inadeguato!

Di conseguenza il progresso scientifico riduce la sua efficacia in quanto  viene utilizzato soprattutto per interessi di pochi. In realtà l’uomo possiede una cattiva volontà. Le risorse della terra appartengono al genere umano e non ai singoli territori. Il mondo attuale  è ancora disattento e poco consapevole, perché non si rivolge verso alcune verità Universali. È facile avere violenze e odii. La chiave del cambiamento risiede  nell’avere e vivere secondo i Principi che rispondono al senso dell’Unità.

Questo messaggio semplice,  fondamentale, questo anelito di pace e unità è stato preannunciato nella seconda metà dell’800, da un Profeta che veniva dall’Oriente e ha fondato e portato nel mondo la fede Bahá’í il cui messaggio ho potuto conoscere nel 1950,  quando risiedevo a Roma. Anche se  ora la situazione  è malata  trovo una forza nel messaggio del Profeta che è presente sull’intero Pianeta.

Il generale statunitense  Eisenhower alla fine del secondo conflitto mondiale disse: “la sicurezza e la durata di una pace dipende da come l’Occidente e l’Oriente sapranno vivere e collaborare insieme”. E la cultura e la spiritualità  hanno un ruolo importante e necessari per questi cambiamenti.

 

-A  lei piace sottolineare i legami che esistono in alcune epoche come quella della venuta del Messaggero con il mondo della Cultura

Sì, infatti il mondo della cultura a quel tempo, il 1800, in contemporanea con la venuta del profeta Bahá’u’lláh, inconsapevolmente avvertiva fortemente la necessità di UN MESSAGGIO universale. A tal proposito riferisco solo 3 citazioni significative: il poeta Keatz, lo scrittore Goethe e la scrittrice statunitense Harriet Beecher Stowe.

John Keats,  (1795-1821) nel 1816 scrive un sonetto:

Scritto per disgusto della Superstizione Volgare

“Le campane della Chiesa rintoccano melanconicamente,

chiamando la gente a qualche altra preghiera,

a qualche altra tristezza?

Ancora, ancora rintoccano, ed io sentirei un umidore,

un gelo come da una tomba, s’io non sapessi

chesse son moribonde come una lampada esausta;

che questi sono i loro sospiri, gemiti prima di entrare

nelloblio; che nuovi fiori cresceranno,

e molte glorie di tempra immortale”.

Il poeta si consola della schiavitù che tiene avvinto l’uomo alla superstizione,

 nel pensiero che non sia lontano il giorno in cui essa cadrà nell’oblio. 

(JohnKeats:Iperone, Odi e Sonetti, Sansoni, Ed. Sonetto XXVII,)

 

JohannWolfgangGoethe  (1749-1832)scriveva nel 1826: “Dovrebbe venire un uomo di genio che sapesse appropriarsi di tutto il bene dei nostri tempi e al tempo stesso sorpassarlo. I mezzi ci sono, la via da seguire è aperta.  Manca ora niente altro che un genio, ed io spero che verrà. Forse è già nato. E nel 1827  “LETTERATURA NAZIONALE non vuol dire piú molto; si approssima il tempo di una letteratura  universale, tutti devono adoperarsi per affrettare questa epoca”. 

(Colloqui con Goethe, Sansoni Ed.)

 

Harriet Beecher Stowe (1811-1896) autrice de La Capanna dello Zio Tom, 1852, uno dei capisaldi della storia letteraria americana. Un grande documento umano dove affermava che “l’amore dell’umanità è superiore all’amor di Patria. Non potrà conservarsi libera nessuna Nazione in cui la libertà è un privilegio e non un principio. Questo è un Secolo in cui le Nazioni tremano, profondamente agitate. È  in giro una forza nuova, possente e misteriosa, che scuote il Mondo al pari di un terremoto. Che cosa è dunque questa forza possente e misteriosa che suscita in tutti i Paesi, in tutte le lingue, questo gemito verso la libertà e la eguaglianza?  Leggi i segni dei tempi!. Non è, questo, forse, lo spirito di Colui il cui regno deve ancora venire, e la cui volontà sarà fatta sulla Terra come è fatta in Cielo?” (La Capanna dello Zio Tom, Rizzoli Ed.)

 

– Ma torniamo al suo Progetto: da dove nasce l’idea  di raccontare l’ esperienza personale nel Secondo Conflitto Mondiale proprio in questo periodo della sua vita?

La scelta di scrivere della mia esperienza sul secondo conflitto mondiale nasce  dall’incoraggiamento  della famiglia e di alcuni amici, ma anche, perché,  proprio da quella tragica esperienza ho potuto cogliere il senso della mia vita. E questo  mi piacerebbe condividerlo con chi avrà desiderio di leggere le mie note.

– Avete vissuto l’esperienza della guerra sul monte Coppa con la qualifica di Ufficiale…

Sì  e precisamente con la nomina a Sottotenente di Complemento fui assegnato  al Diciassettesimo Settore  GAF (Guardia Alla Frontiera) con il Comando a Tarvisio.  Era zona di guerra  e la mia postazione con altri soldati è stato il Monte Coppa  tra una fitta vegetazione, all’interno di una grotta. Eravamo  sui monti, ma al centro  di una guerra che non ci ha sfiorati. Penso spesso a quei  milioni ai quali la guerra ha tolto la vita…

Sono riuscito a scampare a molti pericoli come al bombardamento del nodo ferroviario alla periferia di Roma del  13 agosto 1943. Rientravo al Monte Coppa dopo una licenza iniziata il 25 Luglio; ero stato ospite dai miei zii che vivevano a Roma.

 

Una ultima domanda: si dice  che i giovani possono muovere il mondo. Avete un messaggio per loro?

Certamente. È necessario e indispensabile che diano importanza al tempo, perché il tempo non torna mai indietro e ogni momento della vita è prezioso e non bisogna rinviare mai al domani. Occorre coltivare e proteggere la libertà sia sociale che spirituale.

Agli albori della fede Bahá’í fu detto “I futuri neonati saranno superiori ai dotti del tempo presente. E se le condizioni della vita offriranno loro la opportunità alla nascita di una civiltà nuova sarà determinante. Questo è il panorama che appare alla nostra vista, al nostro pensiero alla parola Giovani”.

Ed io sono un giovane, o meglio un bambino di quel tempo, quando le condizioni particolarmente illimitate costituivano la norma. Ed oggi che sono testimone di una evoluzione, di un cambiamento che una ricca fantasia non avrebbe potuto immaginare, invito i giovani a trarne profitto.

Questo in sintesi il mio messaggio: GIOVANI, APPROFITTATE DI QUESTA EPOCA”.

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