Lady Macbeth: il risveglio sessuale di una vittoriana oppressa.

di Romolo Ricapito
Lady Macbeth diretto da William Oldroyd è un film inglese ambientato in epoca vittoriana e che ad alcuni ha ricordato Cime Tempestose, ma lo si potrebbe “abbinare” anche a L’Amante di Lady Chatterley per la relazione della protagonista con lo stalliere e per l’impotenza sessuale del marito di lei.  

Ispirato anche alla omonima opera scespiriana per una certa crudezza di fondo,  è tratto comunque dal romanzo omonimo del russo Nikolai Leskov.
La pellicola, splendida, assembla vari temi: i matrimoni d’interesse, la servitù alla mercè dei padroni (proprietari terrieri o comunque ricchi) il risveglio sessuale delle donne umiliate nella loro sensibilità dalla rigidità dell’Inghilterra dell’800, che le voleva relegare al focolare domestico e a una vita insoddisfacente, perché priva di emozioni esteriori.
Alla protagonista, Catherine, non appena sposata, è imposta dal marito-padrone la “chiusura” in casa, nonostante lei vada ripetendo: “mi piace l’aria fresca” (in questo caso di una fredda brughiera del nord)
Ma tale marito, Alexander Lester, ama più viaggiare per affari, per controllare le sue miniere, o per altri misteri e lascia la moglie sola e per giunta sempre  illibata in compagnia della fedele serva di colore Anna, che in realtà è una sorta di guardiana.
La serva poi riserva altri segreti: è l’oggetto sessuale di una mista compagnia di stallieri, servitori e contadini che ne hanno fatto una sorta contro- schiava, ma  per i loro piaceri dissoluti.
Però Catherine scopre tutto: assediata dal capo dei lestofanti (un affascinante stalliere di nome Sebastian) cede alle sue voglie.
La coppia diventa quindi stabile e matura una passione fortissima che farà  arricchire  il  carattere di lei, ma anche  la trasformerà  in  una sorta di “femminista ante litteram” che ottiene la sua libertà con mezzi spietati e illeciti.
La descrizione della mutazione quasi “genetica” di Catherine è perfetta anche nella recitazione e  con la nuova  gestualità: la sua timidezza iniziale, costretta in busti opprimenti e in abiti blu oceano che spazzano le scale, si declina e affina  in una sorta di “regina” del Kamasutra ma soprattutto   una    virago che, dietro l’apparente obbedienza, è decisa a contrastare gli ordini dell’odiato suocero, il quale  in assenza del marito vorrebbe opprimerla nella stessa maniera,   facendone una perfetta e obbediente donna di casa, un oggetto come un qualsiasi soprammobile della ricca ma vuota magione .
Del film si ammira  la regia sobria che alterna panorami esterni (boschi e  brughiere) agli interni della residenza di Catherine  (ordine vittoriano, finestre che danno sul verde, un curioso gatto con pelo rasato, squallide  stalle che fanno da contraltare a eleganti  tavole senza tovaglia, imbandite principalmente di  arrosto) .
Questa sobrietà è un contraltare perfetto alla psicologia della protagonista che si allena a diventare da Cenerentola a una sorta di Crudelia Demon. Senza però  l’ironia di quest’ultima.
Interessante è il volto dai lineamenti marcati e delicati del suo amante interpretato da Cosmo Jarvis  (americano di origine inglese e armena) mentre inquietante è l’apporto dell’attrice Naomi Akie nel ruolo dell’obbediente governante nera. Ma bravissimi anche Paul Hilton nel ruolo del marito  e Christopher Fairbanks in quello  del suocero.
Niente è lasciato al caso dunque e l’eleganza formale della pellicola diviene anche sostanziale, ossia di contenuti e suggestioni.
L’attrice che interpreta Catherine è Florence Pugh (1996) che è al suo primo ruolo importante, Insomma un battesimo coi fiocchi.

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