Bifest.  la sera di giovedi 27 il Petruzzelli premia l’horror con Dario Argento e il film Get Out in anteprima. La splendida Fanny Ardant in giro da sola di notte

 

di Romolo Ricapito

Serata “intermedia” quella di giovedì 27 aprile al Bifest presso il Teatro Petruzzelli, a due giorni dalla fine.

In questa occasione è andato in scena l’horror.
Un po’ per  il Fellini Award assegnato a Dario Argento, ma anche in quanto il film presentato in anteprima nazionale, “Get Out-Scappa” è classificato nell’ambito di tale genere,
Bisogna dire che l’horror da sempre è considerato un tipo di cinema quantomeno di serie B, prova ne è che trattasi di  una cinematografia    ignorata agli Oscar   ma anche nei  vari festival internazionali.
Insomma l’horror  è relegato a dei festival specifici.
Ma nella motivazione della scelta di premiare Dario Argento, tra l’altro conosciuto in tutto il mondo, si è specificato che egli ha sceneggiato “anche” commedie, o western (“C’era una volta il west”)  e che comunque il suo amore per il “macabro” attiene a “pulsioni, incubi e angosce altrimenti inconfessabili”  se non raccontate dalla macchina da presa”.
Il Bifest  2017 dunque sdogana certi pregiudizi della critica appartenenti al passato, anche quello  recente, pronta a confinare spesso  il regista romano in un cono d’ombra.
Dario Argento è apparso a tutti “solare”, a dispetto della sua nomea di mago del brivido: la persona più tranquilla al mondo.
Contento di ricevere l’omaggio del pubblico del Teatro Petruzzelli, non ha però rinunciato  al suo proverbiale “graffio”. “Quanta bella gente, ma ce n’era di più alla  mia Master Class in mattinata: tanti giovani dai 18 ai 22 che mi hanno fatto domande pertinenti e intelligenti, in contrasto con quanto mi viene esposto di solito da certi addetti ai lavori” ,
Sul palco accanto a lui  il direttore della fotografia Luciano Tovoli: una sorpresa per Dario, che non sapeva della presenza di quello che fu l’artefice dalla splendida fotografia del film Suspiria, proiettato alle 9.15 della stessa giornata, sempre al  Teatro Petruzzelli.
A Tovoli anche il merito del restauro del capolavoro di Ettore Scola Una Giornata Particolare.
Ma veniamo a Get Out.
Trattasi di film a basso budget inferiore ai 5 milioni di dollari, ma che ne ha incassati  quasi 140 mila soltanto   negli Usa.
La pellicola è diretta dal regista afro-americano Jordan Peele. mentre di colore è anche l’attore principale, il britannico Daniel Kaluuya.
La cinematografia “nera” è alla riscossa sia negli incassi americani  che nell’apprezzamento generale di cineasti e interpreti, come è stato dimostrato ai recenti Oscar con la premiazione del film Moonlight e di due attori nelle categorie migliore non protagonista.
Ma tante altre sono state le nomination quest’anno per film di argomento razziale, o per attori di colore.
Va  detto però che definire Get Out   un horror,  oppure un  thriller, è riduttivo.
Trattasi di una commedia di costume, sotto  certi punti di vista, che in realtà è un miscuglio di generi .
Si è parlato di un incipit uguale a Indovina chi viene a cena: anche qui una coppia mista, lui nero,  lei studentessa bianca alto borghese, Rose ( Allison Williams) sono innamoratissimi.
L’angoscia per l’accettazione da parte dei genitori di lei è tanta. Ma costoro non fanno una piega, anzi accolgono i due nella bella  casa con un calore incredibile, forse eccessivo.
Va  detto che la madre di Rose interpretata da Catherine Keener  è anche psichiatra.
L’unione di razze è accettata per il motivo che la famiglia di lei è progressista e democratica? Il padre Dean (Bradley Whitford) votò due volte per l’elezione di Obama.
Sembrerebbe poi che la passione di Rose per un coetaneo di colore sia l’occasione per la splendida    ragazza di mettere in discussione le convinzioni della sua famiglia, comunque un po’ retrive, sempre secondo il suo parere.
Il  regista dissemina il film di indizi apparentemente indecifrabili. Al party in giardino partecipa un’altra coppia mista, con lui sui trenta e lei oltre i sessanta, bianca e obesa.
Questo tipo di borghesia di campagna parrebbe abituata allora al miscuglio di   razze?
Ma come mai i domestici neri degli Armitage,  costituiti da una coppia di coniugi, pronunciano battute razziste, ambigue e sembrano più suonati dei padroni?
Le citazioni poi di altri thriller sono almeno due: Eyes Wide Shut Hostel, quest’ultimo quando, sempre in giardino, viene organizzato un Bingo che ha come premio finale una posta incredibile.
Il messaggio del film si spinge finanche a considerare un’invidia sottile dei bianchi ricchi nei confronti della razza  nera, giudicata  superiore perché più sana, resistente e finanche, più virile nel maschio riguardo le prestazioni sessuali.
 Ma ci troviamo di fronte anche a un’analisi del razzismo a 360 gradi..
Che secondo gli sceneggiatori in America del Nord non sarebbe affatto scomparso , soprattutto negli stati meridionali come l’Alabama, nel quale il film è ambientato e girato.
Anzi,  esso sarebbe un razzismo più insidioso rispetto al passato, perché  nascosto, dunque maggiormente nocivo in quanto pronto a colpire con violenza e spietatezza dietro l’apparenza dell’accettazione.
La coppia formata da  Chris e Rose è dunque soltanto il pretesto per un’analisi approfondita a livello sociologico che però punta il dito contro l’America di oggi, più  violenta, ideologicamente, di quella di 10 anni fa,
Nel cast si apprezza maggiormente l’attore britannico ma di origine ugandese già citato  (Kaluuya) che è anche uno  sceneggiatore.
Era   in sala durante la proiezione l’attrice Fanny Ardant che presenta il 28 aprile il film da lei diretto, Le divane de Staline.
Della serata di giovedì mi rimarrà impresso un fuori programma: Fanny Ardant, proprio lei, che attraversa le strisce pedonali da Corso Cavour per ritornare in albergo , dopo che  la serata era terminata e il politeama ormai deserto  . Mii è passata  proprio davanti mentre ero fermo con la mia auto al semaforo: leggermente curva, abito bianco e nero svolazzante, l’Ardant forse era andata a passeggiare per prendere una boccata d’aria, oppure era stata attratta dalla vetrina di qualche negozio.
Non è stata riconosciuta, ma devo dire che da vista da vicino è bellissima.

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