La bella e giovane Marina Ripa di Meana alla corte di due scrittori tra i più importanti del Novecento,  Alberto Moravia e Goffredo Parise”Colazione al Grand Hotel”.

di Romolo Ricapito


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E’ stato appena pubblicato il libro di Marina Ripa di Meana edito da Mondadori, “Colazione al Grand Hotel“, 144 pagine, 18 euro.

Il sottotitolo è “Moravia, Parise e la mia Roma Perduta“.
La narrazione inizia  col personaggio di Giuliana Fiastri (prima moglie di Carlo Ponti) che la sfratta da “Villa Ponti” sull’Appia,  urlando improperi nel giardino.
Marina allora si trasferisce momentaneamente al Grand Hotel, che poi diventerà il teatro (anche quando l’autrice abiterà stabilmente in via Borgognona) dei suoi incontri con gli amici scrittori Alberto Moravia e Goffredo Parise.
I due intellettuali sentono una sorta di empatia per la celebre nobildonna: tale stato di grazia non è determinato dalla cultura di Marina Lante Della Rovere (come ancora si chiamava, o faceva chiamare  all’epoca, anche come titolare di un  noto atelier) avendo (per l’ammissione della stessa) non  molto frequentato i libri  stampati.
L’ammirazione, soprattutto da parte di  Parise, risiede in una sorta di mente aperta,  attenta e pronta, in grado di assimilare e risolvere rapidamente le cose, che i due letterati le attribuiscono, in una sorta di  singolare  transfert.
Inoltre in G. Parise il fascino dell’anomalia (rappresentata dalla dentatura imperfetta di Marina Ripa di Meana, poi rimessa in ordine) è superiore alla bellezza tout court.
In ogni caso la figura che emerge di più è proprio quella dello scrittore e saggista veneto, a causa della sua originale complessità.
Mentre Alberto Moravia è più facile da capire, o da rappresentare.
Di quest’ultimo perciò   risaltano  alcuni difetti, principalmente quello dell’avarizia, che l’autrice descrive in più di un aneddoto.
Altra caratteristica dell’autore de Gli Indifferenti  è l’essere burbero, esercizio che egli attua con personaggi dello stesso sesso, forse non ritenuti alla sua altezza, come il poeta Dario Bellezza.
Anche le donne di Moravia non escono benissimo dal testo: Elsa Morante, è una   mente bizzarra, scostante e capricciosa (“si innamorava sempre di omosessuali come il regista Luchino Visconti,   Dario Bellezza e il pittore Billy Morrow) . Mentre Dacia Maraini (si legge ) vinse un importante premio letterario, agli esordi, “grazie all’intercessione di Moravia”. Epperò  secondo l’autrice, Maraini  avrebbe sfondato lo  stesso, perché la sua carriera continuò brillantemente, sino ad oggi.
Infine Carmen Llera, forse la moglie meno gradita, almeno nel jet set letterario,  vamp spagnola  che Moravia avrebbe sposato quasi per una sorta di  gioco, o sfida…
Brillano    invece  le tre donne della vita di Goffredo Parise ad esempio Giosetta, che lo scrittore amò dopo la moglie (Maria Costanza Speroni)  e alla quale si ispirò per il romanzo-testamento L’Odore del Sangue. Infine l’ultima compagna, Omaira Rorato, che incontrò lo scrittore quand’era poco più di un’adolescente.
Il libro, per i molti aneddoti, potrebbe adattarsi    alla curiosità di studiosi della letteratura italiana del Novecento o  a coloro che precedentemente hanno snobbato i libri della Ripa Di Meana, considerandoli gossippari.marina_ripa_di_meana_1
L’autrice, alla sua quattordicesima pubblicazione, si fa in un certo senso da parte, per dare spazio a queste due eccellenze della cultura, nella consapevolezza di essere stata fortunata a esserne stata un’intima amica, una sodale e quasi un’ancella.
La modernità e l’apertura mentale delle due figure letterarie si avvertono  quando Marina, posando per  Playmen, chiede ai due scrittori di “commentare” le sue foto erotiche con un breve testo.
Il mensile andrà a ruba mentre negli anni  Ottanta la Ripa Di Meana intervistò Moravia per la copertina di Amica. Che però non uscì in quella veste ; al suo posto , copertina e   intervista  furono  appannaggio  dello  scrittore e di Marta Marzotto : egli aveva preferito la “compagnia” della contessa,  ma solo  perché la celebre ex mondina  gli aveva regalato uno stereo…
Il testo  raffigura comunque una Roma ormai perduta, perché nostalgica e genuina.
Viene introdotto Raffaele La Capria, detto Dudù, che era un grande amico di Moravia e Parise.
Ma trova spazio anche la figura   di Pier Paolo Pasolini, omaggiato in una maniera eccessivamente invadente e amichevole,  ancora da Marta Marzotto, che in realtà incontrava  il poeta per la prima volta…
Altri personaggi del jet set, della cultura o del cinema dei quali  si parla nel libro sono lo scrittore Truman Capote, le attrici Marilyn Monroe (che fu amica di Capote) ed Elizabeth Taylor.
Di Moravia infine emerge il rifiuto di essere catalogato come scrittore ebreo (“lo sono soltanto dalla parte di   padre”). Egli voleva essere apprezzato come scrittore e basta, senza associazioni alla razza. Un retaggio delle persecuzioni affrontate durante il fascismo?
Rimandandovi al libro, che troviamo interessante,  aggiungiamo che Marina Ripa di Meana fu citata dalla rivista Harper’s Bazaar come una delle 100 donne più belle al mondo.
Nel volume trovano  scarso spazio (rispetto al resto) il marito Carlo Ripa di Meana e la figlia Lucrezia Lante della Rovere, attrice.

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