La Seconda Vita di Ferdinando Scavran: passioni segrete e irrisolti sensi di colpa in una Grecia magica di misteri

di Romolo Ricapito
Ferdinando Scavran
Ferdinando Scavran

La Seconda Vita di Ferdinando Scavran, edizioni Giuseppe Laterza, 204 pagine,  è un romanzo ricco di sapori, quelli delicati e speziati della Grecia nella quale è ambientato, unitamente a contenuti forti e sanguigni che attengono a psicologie tormentate e ambigue.

In tutti i personaggi è avvertibile – appunto- un’ambiguità di fondo, soprattutto in quelli femminili, che nella narrazione hanno un ruolo predominante.

Ma in quest’ambiguità il protagonista Sotiri (professore di filosofia teoretica all’Università di Salonicco) si crogiola e ne sembra quasi il motore.

In  una sorta di prefazione, all’inizio del romanzo,  viene riassunta rapidamente e in maniera drammatica un’epifania di trascorsi tragici.

Su questi trascorsi viene rielaborata  la “seconda vita” dell’insegnante,  alla ricerca di una rivisitazione appunto del passato, che lo tempri in maniera sufficiente, una volta esorcizzata, per affrontare il presente, ma soprattutto il futuro.

Il latte e caffè caldo al sapore di cannella sostituisce la madeleine proustiana riaffermando i ricordi e simbolicamente rappresentando gli unici momenti sereni all’interno di una narrazione turbolenta,  a causa di un ribollire di emozioni, passioni, pulsioni e stratagemmi psicologici che sferzano il lettore, sfidandolo nel continuare a girare le pagine.

Gli aspetti della personalità di Sotiri sono molteplici.

Il primo è una bisessualità disinvolta.

Egli può passare dal primo amore, un compagno di  studi conosciuto in monastero, monaco anch’egli,  a desideri eterosessuali altrettanto intensi e corrisposti.

L’insegnante è però una sorta di manipolatore, laddove interpreta il passato rivivendolo in forma nuova: servendosi di due  studenti della sua facoltà, con una scusa ritorna sul luogo del delitto, il monastero dal quale fu allontanato  per quel lontano scandalo.

Il susseguente pellegrinaggio per nuovi monasteri  gli fa rivivere una serie di torti, mentre il transfert come meccanica psicologica  è bene evidente dalla frase “riuscendo a portare dall’Athos una parte di me che era  rimasta aggrappata a questa terra.

Il segreto del fascino un po’ ibrido del romanzo  è nel vedere nascere storie nelle storie come quella con Madalen, l’assistente di lettere moderne . Chi si somiglia si piglia, è un dato evidente, la coprotagonista è quasi complicata quanto il cupo Sotiri.

Questo si evince dalla sottomissione di lei a un uomo brutale,  il  suo amante e alla contemporanea corresponsione dei sentimenti del prof. col quale il rapporto rimane a lungo platonico.

Ma ancora più affascinante, perché   misteriosa, è Sia ( curiosamente un nome che riecheggia una cantante attualmente molto in voga) per le dinamiche contorte che ella mette in gioco e per la stranezza del personaggio al quale Sotiri rimane sempre pericolosamente legato.

In tutto il testo sussistono una serie di presagi, alcuni di essi hanno condotto il protagonista o   chi gli si accompagna verso trappole mortali.

Tali trappole riesplodono come sfide riproponendosi continuamente, allertando Sotiri, il quale è come se dovesse scegliere in ogni momento tra la vita e la morte.

La morte o il declino dell’anima è rappresentata dall’impossessarsi del suo essere da chiari segni di colpa, azioni negative  che egli avrebbe voglia di ripetere, o rivivere, in una sorta di cupio dissolvi che insaporisca un’esistenza abbastanza squallida nel suo presente. Lo slancio vitale invece è quello offertogli da agenti esterni, personificati dai personaggi femminili o da un misterioso figlio, che nella loro crudezza lo risvegliano alla realtà, impedendogli di crogiolarsi nei suoi tormenti spesso narcisistici.

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