Donna di colore derisa a Bari per capigliatura e  in quanto di colore: “sei come Grace Jones”. Perché il paragone risulta offensivo

 

di Romolo Ricapito

Ho assistito a questa scena l’altra mattina in via Principe Amedeo,Bari, in pieno centro cittadino.

Fuori da una tabaccheria stazionavano due uomini sui 45, dall’aspetto di sfaccendati.
Essi canzonavano con attenzioni non richieste una donna di colore sui 50, molto alta e corpulenta, dicendole alla fine : sei la nostra Grace Jones” .
La donna, stufa di questo tipo di larvate  molestie,  li riprendeva, ma loro replicavano: “è per fare amicizia”.
Allora lei addentrandosi nella tabaccheria, sosteneva di non gradire i loro scherzi.
La proprietaria della tabaccheria sorvegliava che il duo si allontanasse e, solidale con la sua cliente, così si esprimeva, “finalmente se ne sono andati. Cretini”.
Ma perché il paragone con la cantante di origine giamaicana Grace Jones non è stato gradito?
L’accostamento è stato fatto per sottolineare la particolare pettinatura della cliente della tabaccheria e la sua appartenenza razziale, ecco perché è stato avvertito come una forma canzonatoria.
Associare  la donna sconosciuta  all’artista non voleva essere appunto un complimento, ma   un sottolinearne  la razza e le peculiarità che apparterrebbero nell’immaginario di alcuni alle donne di colore: un particolare tipo di capelli, in questo caso anche una certa  aggressività. La donna derisa era alta e corpulenta, dunque confrontata con la Jones, nota anche per un ruolo  di cattiva in un film di James Bond.
E’ come quando volendo offendere un uomo afroamericano, in America lo  altrove lo salutano dicendo: ciao, Zio Tom, riferendosi a un celebre romanzo che denunciò il razzismo contro i neri nel 1852.

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