Referendum 17 aprile: il rapporto “Trivelle fuorilegge” di Greenpeace – di Fabio Leli

Rapporto Trivelle fuorilegge

di Fabio Leli

Non abbiamo indizi, ma prove: le piattaforme in Adriatico inquinano oltre i limiti di legge.” Lo afferma Greenpeace nel proprio rapporto Trivelle fuorilegge dopo aver chiesto al Ministero dell’Ambiente di ottenere i dati di monitoraggio delle piattaforme presenti nei mari italiani.

Quello che ha fornito il Ministero sono i dati di soli 34 impianti, relativi agli anni 2012-2014, dislocati davanti alle coste di Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. Null’altro è provenuto dalle altre piattaforme operanti nei nostri mari. Ad ogni modo, quello che è emerso è che ci sono sostanze chimiche pericolose, con un forte impatto sull’ambiente e sugli esseri viventi, che si ritrovano abitualmente nei sedimenti e nelle cozze che vivono vicino le piattaforme offshore. In oltre il 70% dei casi in concentrazioni superiori i limiti di legge: “I dati mostrano una grave contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti, molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare fino a raggiungere gli esseri umani.

Greenpeace non si ferma ai dati visto che i monitoraggi eseguiti dall’ISPRA, l’organo istituzionale chiamato a valutare i risultati del monitoraggio sul mare che circonda le piattaforme offshore, opera su committenza di ENI, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. Insomma “il controllore è a libro paga del controllato” tuonano gli ambientalisti.

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