Fondo monetario internazionale: storia di un autorevole istituzione finanziaria

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di Cosimo Imbimbo

Il Fondo monetario internazionale (International Monetary Fund, di solito abbreviato in FMI in italiano e in IMF in inglese) è un’organizzazione composta dai governi nazionali di 188 Paesi e insieme al gruppo della Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods, dal nome della località in cui si tenne la conferenza che ne sancì la creazione. L’FMI è stato formalmente istituito il 27 dicembre 1945, quando i primi 29 stati firmarono l’accordo istitutivo e l’organizzazione nacque nel maggio del 1945 Attualmente gli Stati membri sono 188.

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Christine Madeleine Odette Lagarde

L’organizzazione è retta da Christine Madeleine Odette Lagarde ex Ministro dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego della Francia dal 2007 al 2011, succedendo al connazionale Dominique Strauss-Kahn. L’obiettivo statutario del FMI è la promozione della stabilizzazione delle relazioni monetarie e finanziarie internazionali. L’esigenza della cooperazione in tale settore deriva dalla constatazione che le economie sono interdipendenti e che la stabilità monetaria e finanziaria ha ripercussioni positive sulla crescita economica mondiale. Attualmente le principali funzioni svolte sono quelle di sorveglianza e di assistenza finanziaria. Il FMI ha inizialmente operato in un sistema di tassi di cambio fissi ma aggiustabili, imperniato sulla convertibilità del dollaro in oro, concedendo assistenza finanziaria a carattere temporaneo agli Stati membri per compensare gli squilibri delle bilance dei pagamenti. In realtà, in un primo momento, il ricorso alle risorse del Fondo fu limitato. Negli anni ’70, con l’abbandono del sistema dei cambi fissi, il FMI ha esteso la propria azione agli squilibri macroeconomici, mentre ha gradualmente assunto maggiore importanza la funzione di sorveglianza sulle politiche economiche dei Paesi membri. Nel frattempo, l’attività del FMI si è indirizzata in maniera crescente verso i Paesi in via di sviluppo (PVS) ed il credito a medio termine. È in seguito all’ultima crisi finanziaria che il ruolo del Fondo viene ad essere rivalutato dalla comunità internazionale e rafforzato. Continuo è il lavoro di osservazione e di misurazione delle performance macroeconomiche attese per i 187 Stati Membri dell’Istituzione. Gli outlooks costituiscono fonte informativa di importanza fondamentale per i governi. Il Fondo assiste finanziariamente i Paesi in difficoltà. Questo ruolo non è svolto solo in favore dei Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo, ma anche nei confronti di economie avanzate che, anche e soprattutto a causa degli squilibri di finanza pubblica, sono stati costretti a ricorrere a veri e propri pacchetti di salvataggio. Infine è sempre più stretta la collaborazione con il G20 al fine di definire un efficace e globale sistema di regolamentazione e sorveglianza per i mercati finanziari. Secondo l’Fmi, quest’anno il pil mondiale crescerà del 3,5 per cento, mentre nel 2016 salirà al 3,8 per cento. L’aumento sarà guidato ancora una volta dai paesi emergenti, che però continuano a registrare tassi di crescita sempre più deboli. Il 2015 dovrebbe chiudersi in perdita (-1 per cento) per il Brasile, che soffre le conseguenze di una grave siccità, del pesante indebitamento privato e dell’instabilità politica legata ai recenti scandali di corruzione. Non sarà un anno felice neanche per la Russia (-3,8 per cento), che paga il calo del prezzo del petrolio e le sanzioni occidentali per la crisi ucraina, mentre a marzo la Cina ha registrato un forte calo (-15 per cento rispetto a un anno fa) delle esportazioni. Va molto meglio l’India, che quest’anno e nel 2016 crescerà del 7,5 per cento. Per quanto riguarda le economie avanzate non si può parlare di luci e ombre ma di previsioni “più cupe”.

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L’Eurozona ed il Giappone

L’eurozona e il Giappone cresceranno un po’ di più quest’anno (rispettivamente 1,5 e 1 per cento) grazie alla svalutazione delle loro monete. Per gli Stati Uniti l’Fmi prevede una crescita del 3,1 per cento, lo 0,5 per cento in meno rispetto alle precedenti previsioni, perché le esportazioni cominciano a essere rallentate dal dollaro forte. In occasione degli Spring Meetings di aprile 2000 il Fondo Monetario ha annunciato l’intenzione di istituire un meccanismo indipendente per la valutazione ed il monitoraggio dei suoi programmi. Le modalita’ operative di questa struttura dovranno essere finalizzate entro l’Annual Meeting di Praga 2000. Questa decisione era attesa ormai da anni, visto che i G7 gia’ ad Halifax nel 1995 avevano chiesto l’istituzione di una “independent monitoring unit” per l’FMI. Questa struttura non operera’ una valutazione sistematica di tutti i programmi dell’FMI ma solo di alcuni a scelta. Non e’ chiaro se le comunita’ locali e le ONG potranno avere accesso alla struttura per sottoporre le proprie preoccupazioni o denunce. Mentre si registrano consistenti voci fuori dal coro prendi il caso dell’Islanda che è fuori dal Fondo monetario internazionale.

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monetarismo usuraio internazionale

La Nazione-isola del Nord Europa si sta riprendendo dalla crisi economica indotta dal monetarismo usuraio internazionale e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce, Fmi o Banca Mondiale, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione, e un coinvolgimento dell’opinione pubblica nazionale tra le più alte d’Occidente. Anzi, dopo circa tre anni di aut aut rigettati dal popolo islandese attraverso un referendum e una Assemblea Costituente, il Fondo Monetario Internazionale e l’Islanda hanno preso strade diverse. In tempi di presunti salvataggi nazionali portati avanti con ricette neoliberiste, di annullamenti di sovranità monetarie nazionali e di politiche di tagli violenti alle strutture amministrative, sociali ed economiche dei singoli Stati, lo stato islandese ha deciso di proseguire fermamente nella strada intrapresa oltre un anno fa, attraverso un imponente consenso dell’opinione pubblica nazionale, generalmente formata ed informata su temi così delicati e importanti. Come dice una proverbiale massima: chi fa da sè fa per tre.

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