CAROL di Todd Haynes con la straordinaria Cate Blanchett: “due lesbiche non fanno il capolavoro”. In proiezione allo Showville

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“L’opera raffigura un 1952  americano molto ben ricostruito   negli  arredi e nella forma, ma sprofonda nelle convenzioni”

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Rooney Mara, Todd Haynes e Cate Blanchett alla presentazione di Carol al Festival di Cannes, nel maggio 2015

di Romolo Ricapito

Carol,  in uscita il 5 gennaio, diretto  da Todd Haynes, è un film molto atteso perché dovrebbe concorrere agli Oscar, in particolare nella categoria migliore attrice protagonista (Cate Blanchett) mentre ha ottenuto cinque nomination ai Golden Globe e in vari premi minori.
In realtà la pellicola è stata rilasciata in un numero “limitato di  sale” negli Stati Uniti, il che fa già riflettere.
Storia più adatta a palati europei per l’ottima ricostruzione di ambienti e d’epoca (inizio anni Cinquanta) si avvale degli ottimi costumi di Sandy Powell ed è già certa una nomination anche in questa categoria, mentre l’ispirazione viene dal romanzo di Patricia Highsmith “The Price of Salt”.

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Rooney Mara

Cate Blanchett nel ruolo  di Carol è anche la produttrice esecutiva.

L’opera si caratterizza come un film dai colori autunnali e di ambientazione invernale o perlopiù natalizia: parecchie scene raffigurano un Natale americano (newyorkese)  del 1952.
Il personaggio di Carol (Blanchett) si muove nella prima parte con indosso quasi sempre una lussuosa pelliccia, che ne caratterizza l’estrazione sociale (ovviamente ricca) in contrasto con l’altro personaggio, quello della più giovane Therese Belivet, commessa in un grande magazzino, nel reparto giocattoli (bambole).
Tra la cliente (Blanchett) e l’impiegata del negozio, appunto Therese   ( interpretata da Rooney Mara) nasce subito un dialogo personale. Alla domanda della signora altolocata  a quale bambola fosse affezionata da bambina, Therese replica  di avere desiderato un trenino elettrico e non una bambola.
La rivelazione è un indizio che rivela l’inversione sessuale di Therese Belivet , di origine cecoslovacca.
Lesbica, ma senza il coraggio di palesarsi, trae giovamento dalle uscite e dalle bevute  con soli uomini, perlopiù giovani in cerca di gloria (c’è un aspirante scrittore nella comitiva) . Lei stessa vorrebbe diventare una fotografa di grido .Ma a evidenziarsi è  maggiormente il personaggio della Blanchett, perché la sua eleganza esteriore e interiore  è straordinaria.
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una scena del film,”Carol”

Il modo di cucinare è sinuoso e impagabile, senza scomporsi ; la sua andatura idem; il suo modo di fumare rivela personalità e un fondo di frustrazione.

Carol è raffinata anche nella scelta dei cibi a tavola (uova in camicia con spinaci , più un  Martini dry con oliva) pasto che Therese imita come un’allieva stupida e acritica .
Insomma la più giovane delle due subisce una fascinazione che è parte inscindibile dalla seduzione, quella che  una splendida  donna matura esercita inconsapevolmente  (ma quanto inconsapevolmente?) su di lei.
Therese è l’aliena, “piovuta dallo spazio” come la stessa Carol la definisce: una ragazzotta in fondo piuttosto rozza e stupidina.
La loro forma di corteggiamento a tavola è graduale, raffinata, sensuale.
Forse un po’ troppo: il film si concentra sul rapporto lesbico nascente, in corsa e … morente, con passaggi molto lenti e a volte irritanti.
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dal film “Carol”

In definitiva la sceneggiatura di Phillis Nagy ha poco di trasgressivo proponendo anche nella relazione omosessuale gli stereotipi tipici di quella eterosessuale, incluso il raffreddarsi della passione.

Quella dell’inizio anni Cinquanta  è una società dove le donne fumano come emblema di emancipazione, non soltanto la stessa Carol, quindi, ma anche un’anziana lady, ad esempio, che colloquia con lei nel corso di una festa .
E se, come già detto, la pelliccia è la divisa dello  status sociale, la donna matura è consigliera ma anche  musa per la fotografa dilettante, che è anche una discreta pianista (si esibisce in un pezzo di Schubert).
Nella battuta della giovane all’aspirante e matura amante (“le foto da  mostrare sono a casa mia sotto il lavandino,  ) viene disvelato come i canoni del corteggiamento (la classica collezione di farfalle da mostrare nel caso  che l’ uomo voglia  portare a letto una donna) sono    sempre gli stessi.
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Rooney Mara

I maschi, nel ruolo dei terzi incomodi,  siano  essi il marito legittimo di Carol, Harge Aird (Kyle Chandler) o l’ignaro corteggiatore dalla saffica Therese, Richard (Jake Lacy) non sanno farsi una ragione dall’essere   stati scartati in favore di una “rivale” dell’altro sesso.

In realtà però il marito di Carol  ha sposato quest’ultima  pur sapendo le tendenze nascoste della sua metà  : adesso, rifiutato più volte, durante la causa di divorzio usa  la cosiddetta “clausola di moralità” per l’affidamento di Rindy, l’unica  figlioletta della coppia.
Aggiungeremo che l’impianto del  film è classico, sin troppo. Il personaggio della fotografa, Therese, è stucchevole e immeritevole del premio per la migliore interpretazione drammatica ottenuto al Festival di Cannes: i suoi stupori virginali lo rendono quantomeno irritante, così come irritante è  pure l’interprete,
In pratica l’opera si fonda tutta sulla bellissima interpretazione di Cate Blanchett e su una regia attenta, arguta  e raffinata.
Ma non ci troviamo di fronte a quel capolavoro annunciato del battage pubblicitario .
Oltre all’andamento lento, c’è troppa voglia di spiegare, descrivere, giustificare.
Tutto ciò non basta a supportare una pellicola di due ore.
Alla fine non assistiamo a  nulla di trasgressivo, neppure nella rappresentazione dell’omosessualità: a emergere è appunto la delusione dei personaggi maschili (più lineari, coerenti) rispetto al ruolo tradizionale della donna,  abortito ma nemmeno ben sfruttato nella dinamica gay.
La relazione omo  dovrebbe costituire un rapporto paritario a quello eterosessuale, ma così non è, sia per il rifiuto maschile ma, soprattutto, per  l’ambiguità delle stesse lesbiche protagoniste.
La differenza sociale ha potuto  più dell’attrazione.
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Teddy Wilson e Billie Holiday

I gusti raffinati di Carol emergono anche nella scelta del disco che ascolta e regala alla sua partner: Billie Holiday con l’Orchestra di Teddy Wilson.

La nudità di Therese  è offerta in pasto agli spettatori durante l’amplesso lesbico, mentre la protagonista si mostra pudicamente di spalle.
Verso il finale, il melo, diventato ormai indigesto, precipita definitivamente: non è innovativo, non rifonda le regole sui diritti civili dei gay, non proponendo nulla di inedito  appunto riguardo l’argomento dell’omosessualità femminile, vista come decorativa e capricciosa.
In pratica, le relazioni gay nascondono le stesse ipocrisie e insidie di quelle etero: bella scoperta.

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