STORIE VERE DI ELEONORA DANIELE: nel volume edito da RAI ERI la cronaca diventa romanzo, ma anche denuncia sugli abusi contro le donne

Eleonora Daniele- storie vere-

“Casi come quello di Annamaria Franzoni, Melania Rea ed Elena Ceste, assieme a quelli di  altre vittime, ma meno conosciute,  e inoltre nuove  storie reinventate riguardanti  icone della sofferenza appartenenti alla società attuale”

di Romolo Ricapito

eleonora-daniele-storie-ve-re-tra-cronaca-e-romanzo In Storie Vere, Tra Cronaca e Romanzo, edito da Rai Eri, Eleonora Daniele, conduttrice e autrice televisiva, ci  propone   un suo  reportage su casi di  cronaca nera che coinvolgono maggiormente  le donne.
Alcuni di essi sono molto famosi e già trattati nel programma di Rai Uno che la Daniele conduce con successo nel prime time,   appunto Storie Vere .
L’originalità del volume sta nell’inserimento di nuove storie, magari ispirate da  personaggi già ospitati negli studi televisivi, ma totalmente reinventate per offrire al lettore spunti che rimandino a realtà attuali, conosciute o meno,  da esplorare come in un romanzo, o meglio in un appassionante racconto.
Eleonora Daniele dunque fa il suo esordio come scrittrice: le storie “ripensate” sono scritte in corsivo, per distinguerle da quelle reali, riportate in tondo.
Colpiscono immediatamente le vicende  di Giulia e Vera, separate nel libro, ma con similitudini in comune .
Ambedue cinquantenni, benestanti (o ricche) ma con un handicap: la dipendenza dalle figure maschili che le hanno trasformate in  finte principesse.
Nel caso di Giulia, il benessere acquisito fa a pugni col suo passato  di figlia adottiva e dunque dopo la morte del marito, per un infarto, diventata erede di una fortuna consistente anche in immobili di grande pregio, ecco la minaccia. Il  ricatto, cioè   del quale è vittima il suo unico figlio da parte della criminalità organizzata con la quale il giovane  ha contratto dei debiti, la pone di fronte a un bivio.  Cedere al figlio (ma non erede, in quanto  escluso dal testamento) tutti i suoi beni diventando collaboratrice domestica e cliente delle mense per i poveri è un risvolto davvero  incredibile.
Il berretto sporco, ritrovato per strada e lavato con foga e furia col sapone, da lei indossato e reso come nuovo, è lo spartiacque di una rinascita. La forza di Giulia sta nel carattere, nelle possibilità mai esplorate, nelle sue doti nascoste perché addormentate da  una vita quieta .
La privazione di tutto la porta dunque a una nuova vita  concretizzatasi con un un incontro che le apre nuove strade.
Anche nel caso di Vera, il benessere e la ricchezza sono  un valore aggiunto che non la rendono  felice. Insoddisfatta dal marito che la dà per “scontata”, un oggetto da esibire in società, si rivolge tramite un sito internet di incontri  a un escort. Ma questo incontro si rivela meno trasgressivo del previsto: una sorta di storia alla Pretty Woman al contrario e la protagonista, che non aveva mai fatto esperienza fuori dalle quattro mura,  riparte da zero    con un incredibile giro di vite.
Donne ricche, insoddisfatte, riabilitate, dunque.
Uno dei casi veri che il libro presenta è quello di Elena Ceste, introdotta con tecnica cinematografica che ricorda il filmViale del Tramonto di Billy Wilder (1950).
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Annamaria Franzoni

Anche qui, come nel caso della vittima  (in quel caso maschile)  di quella vecchia pellicola,  la Ceste ci parla in prima persona, rivedendo il delitto compiuto secondo l’accusa dal marito, Michele Buoninconti. Uccisa nel letto coniugale, dunque, poi trasportata nuda all’addiaccio e nascosta in un posto impraticabile.

L’intento di Michele era sempre stato quello di raddrizzarla, lei madre di quattro figli , timida e obbediente.
Il caso della Ceste si lega, per clamore mediatico, a quello  di Annamaria Franzoni.
Velocemente, ma efficacemente, Eleonora Daniele ricorda  questa celebre  storia  di cronaca nera che appassionò gli italiani e le televisioni e che ha avuto uno  strascico amaro: la richiesta, da parte di uno degli  avvocati della donna,  Carlo Taormina, di 770 mila euro, magari pagabili con la casa del delitto, quella di Cogne, da rivendere, secondo l’intento del legale.
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Carlo Taormina

Il segreto della personalità della Franzoni e della sua impenetrabilità è riassunto con l’insicurezza, maturata dalla troppa protezione del nucleo familiare originario e del marito,  Stefano Lorenzi, successivamente . Questo meccanismo protettivo avrebbe prodotto una specie di sdoppiamento. Le contraddizioni di Annamaria emergono con la frase: ho pianto troppo? rivolta ai presenti dopo un servizio televisivo nel quale si era  lasciata (volutamente?) troppo andare.

Samuele, il bambino di tre anni colpito in testa da 17 colpi era stato definito in pubblico, prima del delitto,  dalla Franzoni  al cospetto di  alcune amiche     un nanetto dalla testa grossa. Per il resto è come se  la “misteriosa” Annamaria rivivesse i fatti elaborati attraverso  delle sue precise  accuse, fatte ad esempio, contro i  vicini di casa: ma in realtà accuserebbe con un  insolito transfert proprio se stessa.
Nel libro ricorre il tema delle adozioni, come quello   della ragazza bulgara, Katia,  che ritorna in patria per ritrovare le sue radici.
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Massimo Bosetti

E’ il racconto più romanzesco, o letterario, che rielabora però il dramma della povertà dei paesi dell’Est: la Bulgaria è la nazione europea con meno nascite e più abbandoni. Ambigua è la storia (vera) di Ester Arzuffi, madre di quel Massimo Giuseppe Bossetti accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio.

I suoi segreti (tre figli avuti da due relazioni extraconiugali, che il legittimo marito ignorava) riemergono dall’esame del dna ordinato dagli inquirenti ed effettuato su un cadavere, il vero padre di Bossetti e della sua gemella.
Al di là del caso di cronaca, il racconto vuole riassumere (“come in un giallo di Simenon“) verità sottaciute che riemergono impietosamente per fatti imprevedibili e  imprevisti.
Nelle storie “inventate” spicca quella di Donatella. Ancora una figlia adottiva, ma con un legame col padre, in particolare,  di straordinaria simbiosi affettiva  che sfocia nell’aiuto estremo : l’accompagnamento dell’uomo, malato di Parkinson, da Olbia a Basilea, in una clinica della dolce morte.
Maria Cristina Omes
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La storia apre uno spiraglio su un problema attualissimo, quello dell’eutanasia, che molti italiani affrontano dove essa è permessa, o tollerata.

Dalla personalità di Donatella emerge la convinzione di una scelta giusta, che non le lascia sensi di colpa.
Mentre con la storia O.O uno Spettro per amico sembra che l’autrice si sia voluta divertire a stemperare la tensione del resto con la mania di certe persone per l’occultismo, i fantasmi. E Ortensia è l’emblema di questa  convinzione, che viene però concretizzata con un rapporto molto ravvicinato con uno spettro del Settecento , un uomo particolarmente bello e affascinante . In pratica, un rapporto carnale, che riporta la narrazione , attraverso questa metafora, su un piano surreale, ma non tanto.
Anche perché i miracoli, come quelli delle madonne piangenti, vengono rappresentati dalla storia (vera) di Pina, casalinga del messinese che vede piangere l’icona di Gesù della camera da letto, poi una statuetta della Vergine Maria,  infine ecco tante  guarigioni inspiegabili di persone condannate da mali incurabili abitanti nel suo paesello, il borgo di Giampilieri Marina  o nei suoi dintorni .
Qui Eleonora Daniele non dà un giudizio, affidandolo a chi ha fede .
Maria Cristina Omes-storie-vere
Maria Cristina Omes

In questo viaggio, rapido ma efficace, interessante, privo di infingimenti  ma nello  stesso tempo di compiacimenti, domina il caso di Maria Cristina Omes e dei due figli , Giulia di 5 anni e Gabriele di 20 mesi massacrati dal capofamiglia,Carlo Lissi, che li vedeva come un ostacolo per il  raggiungimento della felicità, rappresentata nella sua mente dalla    conquista di una collega di lavoro,  che lo aveva allontanato perché, appunto, sposato.

Da una frase, detta quasi per caso dalla donna da  conquistare (“se tu non fossi sposato, etc…),,nasce in Lissi la voglia di eliminare quelli che considera “ostacoli” e non persone, per  il raggiungimento di  un scopo ipotetico e del tutto folle.
La figura di Lissi è paragonata da Eleonora Daniele a quella di Salvatore Parolisi, condannato a 30 anni per l’uccisione della moglie Melania Rea.
Melania rappresentava appunto  l’ostacolo, l’intralcio alle storie clandestine tra il caporalmaggiore dell’esercito e le sue amanti.
Eleonora Daniele- conduce- "Storie Vere"
Eleonora Daniele conduce “Storie Vere”

Storie Vere” di Eleonora Daniele va raccomandato perché non è un prodotto che vuole sfruttare la notorietà televisiva del personaggi, della trasmissione o  della  sua stessa autrice, ma che si impone per inventiva e impegno.

E’ chiaro che la Daniele si  sente trasportata dalle storie che racconta, soprattutto perché vissute da donne come lei.
Donne però alle quali è stato impedito di raccontarcele, per cause di forza maggiore,   da persone ambigue e violente ,  spesso i loro stessi  mariti o stretti familiari,  che si atteggiavano  con una doppia personalità  davanti alle telecamere.
Dunque Eleonora Daniele è il filtro per denunciare una condizione femminile offesa dal femminicidio, dalla concezione atavica che la donna è proprietà e non soggetto pensante.

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