Italiani: fiduciosi nella ripresina… natalizia

di Cosimo Imbimbo

imgres– Non se ne può più, addizionali, imposte, ritenute, tributi: sono in totale cento le tasse che gravano sulle tasche degli italiani. Lo rileva la Cgia secondo la quale nonostante il nostro sistema tributario sia così frammentato, il gettito è invece molto concentrato: gli incassi assicurati dalle prime 10 imposte valgono quasi 58,8 miliardi di euro. A fronte di un ammontare complessivo di oltre 472 miliardi di euro di entrate tributarie, l’incidenza percentuale del gettito prodotto da queste prime 10 voci è pari all’87,5% del totale. Il groviglio di scadenze che ha agitato le notti di imprese, professionisti e contribuenti in estate si ripresenta (con ammirevole coerenza) anche in quest’ultimo scorcio di 2015. Saranno oltre 400 gli adempimenti che attendono i contribuenti in questa parte finale di anno. Una concentrazione di adempimenti tale da mandare in tilt le aziende e gli studi professionali. C’è da chiedersi se ce la faremo a pagare tutto senza impoverirci, indebitarci o rientrare nella schiera degli «evasori di sopravvivenza». Di certo l’aumento delle tasse porterà nuova povertà e recessione (ipotesi di minuscola ripresa a parte). Non serve conoscere gli studi di Arthur Laffer per capire che l’aumento delle tasse e dei balzelli vari porta automaticamente alla contrazione dei consumi. Se dopo aver pagato il cibo, l’assicurazione della macchina, la retta dell’asilo e tutte le altre spese quotidiane una famiglia riesce a mettere soldi da parte c’è il rischio che li spenda e alimenti l’economia reale. Se lo fanno in milioni la crisi finisce e il Paese riparte. Peccato che, massacrandole le persone di tasse, questo processo sia impossibile.

imagesTalvolta per assurdo si parla di un atto di patriottismo, perché questo prelievo fiscale indicibile è tutto destinato a soddisfare l’assurdità del pareggio di bilancio (cioè, lo Stato ci dà 100 soldi e ci tassa gli stessi 100 soldi lasciandoci zero), e i diktat della Troika (BCE, Commissione UE, FMI) che mirano a distruggere la base industriale italiana per conto della Germania. E’ la terza guerra mondiale iniziata dai tedeschi contro di noi dopo il fallimento di 2 guerre e dello SME degli anni ’70/’80. Dunque la Tasi, ultima invenzione di una classe politica incapace di costruire il futuro e in cerca solo di risorse per tappare i buchi creati dai privilegi accordati nel passato, sta diventando un incubo (in attesa dell’abolizione nel 2016). E il genio italico, che nel Dna ha la ricerca della scappatoia per fuggire alla gabella, si è messo già all’opera.

Anche Confcommercio – dopo Confindustria e FMI – rivede le stime sul Pil del 2015 portando la crescita del Prodotto interno lordo a +0,3% rispetto al +0,5% di due mesi fa. Per i consumi la crescita stimata è dello 0,2% in aumento di un decimo di punto rispetto alla precedente previsione. Nella seconda parte dell’anno viene stimata una ripresa dei consumi per effetto del bonus Irpef con gli 80 euro. Il peso delle tasse più asfissiante lo sentono le piccole e medie imprese artigiane della provincia di Roma che nel 2015 dovranno pagare per il 74,2% di quanto incassano, ben 8.7% in più rispetto al 2011.

un Natale di Imposte!
un Natale di Imposte!

Se il centro piange, nord e sud non ridono di certo. A Bologna e Reggio Calabria nel 2014 volano via in tasse il 72,2% degli incassi delle imprese artigiane, nel 2011 erano il 64,6% nel capoluogo emiliano e 62,4% in quello calabrese. Terza posizione per Firenze con il 74,1% (63,9% nel 2011). Prendono fiato a Cuneo dove la pressione è la più bassa per le pmi con il 56,2%. Poco sopra c’è Carbonia con il 56,5% e Sondrio con il 56,9%. Per il 2015 Confcommercio stima una crescita del Pil allo 0,9% con i consumi in ripresa dello 0,7%. Per qaunto riguarda gli investimenti, il Centro studi di Confcommercio stima una flessione dello 0,9% del Pil in ulteriore ribasso rispetto al -0,3% precedente con una ripresa dell’1,9% nel 2015. Stime molto modeste che certamente non porteranno benefici sostanziali ad alcuno.

Secondo il buon Bortolussi le cause del record fiscale italiano sono da ricercare negli effetti “legati alla rivalutazione delle rendite finanziarie, all’aumento dell’Iva, che nel 2015 si distribuisce su tutto l’arco dell’anno, e, soprattutto, all’inasprimento fiscale che graverà sulle banche, compensano abbondantemente il taglio dell’Irap e gli 80 euro lasciati in busta paga ai lavoratori dipendenti con redditi medio bassi”.

Nel miraggio che qualcosa possa risolversi nella foschia dei tanti balzelli ingiustificati, fiduciosi restiamo sull’uscio delle buone novità. Chissà cosa di buono porterà o ci riserverà il prossimo albero di natale.

 

Lascia un commento