“UN FUTURO RADIOSO” DI ANTONELLO MARCHITELLI: BREVE ROMANZO DI FORMAZIONE SUL MONDO DEL LAVORO CHE DIVENTA SCUOLA DI VITA CON APPRODI SENTIMENTALI INSPERATI

di Romolo Ricapito

 “Un Futuro Radioso“, breve romanzo (o lungo racconto) edito da  Wip Edizioni (10 euro, 87 pagine) dedicato dall’autoreAntonello Marchitelli alle sue figlie, ancora bambine,  mette in atto uno psicodramma molto diffuso: quello  dei neo- laureati in giurisprudenza che al raggiungimento del traguardo  più ambito (a volte più dalle famiglie di origine che da  loro stessi…)  si rendono conto che di reale traguardo in verità non si tratta, ma piuttosto di punto di ripartenza per  una corsa a ostacoli che vede come meta finale un lavoro stabile.

Il futuro radioso è quello prospettato dallo zio Cosimo al protagonista della storia. Ma così non è e non sarà per Roberto, laureato in 110 e lode e con immancabile fidanzata al  seguito.

Beatrice è  il nome di costei. Come molte fidanzate è stufa di fare la fidanzata. E così tra sindrome di Peter Pan e immaturità conclamata,  l’appena ventitreenne neo dottore  Roberto cade nelle braccia della conturbante Deborah, il cui nome esotico e peccaminoso è appunto il realizzarsi di un sogno e assieme di un incubo: dedicarsi al piacere puro, corrisposto, senza vincoli di sorta, ma non  certo condiviso da Beatrice, avvertita da un’amica compiacente che vede ilfedigrafo colto in castagna.

La vicenda è anche e soprattutto l’occasione di rivivere e far rivivere le contraddizioni della gioventù prima che diventi classe dirigente, nell’attesa che lo diventi e con la minaccia che essa si   dedichi  ad altro rispetto ciò che si è studiato.  Minaccia che non tarderà a realizzarsi fatalmente e quasi naturalmente .

Ma esiste un personaggio maschile che costituisce il classico alter ego ribaltato: è quello di Walter Moretti, collega più fortunato, più bravo, più ricco, più avviato.

E ovviamente più odiato.

Questa sorta di “specchio” diventa il motore della narrazione, stabilendo un punto fisso:

non sempre  chi è odiato è da…odiare, ma spesso è l’oggetto di transfert negativi che segnano la fragilità di colui che   manifesta astio e antipatia senza che ne sussistano realmente  le fondamenta o le motivazioni di base .

La narrazione ha il merito di esplorare e chiarificare, con linguaggio forbito ma comprensibile, le tappe fisse che costituiscono l’approdo ormai quasi naturale della gioventù italiana: la ricerca del lavoro fisso è una chimera e a pagare in contanti  sono soltanto  i “famigerati” call center.

Ma prima, l’altro approdo diremo ormai “classico”, è quello di certi misteriosi convegni che accolgono aspiranti impiegati.

Alla fine si tratta soltanto di vendere un famigerato aspirapolvere: ne parla anche Michela Murgia nel suo libro di esordio Il Mondo deve Sapere.

Gli eventi si susseguono seguendo il protagonista a  giorni, mesi ed  anni dopo la laurea, sino al 15 aprile del 2008.

Troviamo anche, all’inizio dell’impervio cammino post universitario ,  le iniziali profferte sessuali di un’assicuratrice brutta, anzi orribile, nei confronti del nostro   disperato carattere principale .

Quel bel Roberto cioè, che “assomiglia a Raoul Bova” (è Deborah a dirlo).

Nel libro sono descritti  certi ambienti  che sono ormai, più che dei  luoghi comuni, delle perfide certezze: gli studi professionali che diventano officine di sfruttamento di manodopera, ovvero di laureati umiliati e demansionati.

Ecco poi,   i  servizi inbound (fornire spiegazioni a chi telefona, nei call center, livello medioalto) oppure outbound (chiamare estranei per convincere a cambiare gestore telefonico, livello mediobasso).

L’autore sintetizza questi capisaldi della disperazione in un racconto che però   disperato non è , ma vivace e appassionante e che   incuriosisce   perché imprevedibile nel finale. Finale che scompagina tutto e   riporta “Un Futuro Radioso” al titolo effettivo, a metà tra il favolistico e la realizzazione degli autentici desideri del giovane laureato,    ormai   già maturo e uomo fatto. Anche per le difficili esperienze che lo hanno plasmato,forgiato e che insieme hanno annientato le sue pretese ( false)  di libertà, anche sentimentale: nel tempo essa si era trasformata in autentica prigionia.

Il testo recupera il deus ex machina maschile dei racconti classici : è un uomo, l’amico – nemico, colui che conduce Roberto sulla strada giusta.

Ma un altro punto fermo del libro  è l’esigenza di sistemazione delle donne, quella sentimentale prima ancora che lavorativa. Il personaggio di Beatrice sintetizza tutto ciò: ma anche lei dovrà subire un processo di maturazione forzata, che abbatterà le sue certezze, rendendola più tollerante e pronta a una rinascita, però non da sola…

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