REATO DI TORTURA: CHE IN ITALIA SI VOLTI PAGINA

REATO DI TORTURA: CHE IN ITALIA SI VOLTI PAGINA
di Cosimo Imbimbo
 
Si apre un nuovo fronte dibattimentale riguardo la condanna della Corte europea dei diritti dell’Uomo nei confronti dell’Italia per il reato di tortura.
La pratica della tortura si prefigge lo scopo di annientare la personalità della vittima e negare la dignità della persona: costituisce, per questo, un crimine secondo il diritto internazionale. Il divieto assoluto della tortura o qualsiasi altro trattamento inumano o degradante è dunque un divieto che non tollera nessuna eccezione: si sostiene, infatti, che appartenga alla categoria delle norme di jus cogens, ossia una regola suprema di diritto internazionale, che non può essere ignorata da nessun Paese al mondo, indipendentemente dal fatto che esso sia parte o meno di trattati che ne sanciscono il divieto.
L’ordinamento giuridico italiano non prevedeva di chiamare le cose con il loro nome: tortura. Al suo posto i pubblici ministeri si dovettero arrampicare su decine e decine di ipotesi alternative, quasi tutte destinate alla prescrizione. Certo, abbiamo l’articolo 13 della Costituzione, la libertà personale è inviolabile, ogni violenza fisica e morale “sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà” deve essere punita. Ma non c’è scritto come, in che modo. Non c’è mai quella parola. Nel 1988 l’Italia ratificò la Convenzione dei diritti umani contro la tortura, ma si dimenticò di adeguare il codice penale. Da noi chi tortura, sia un funzionario di Polizia che un privato cittadino, non può essere giudicato per tortura. Bisogna farci intorno un lungo giro di parole e di codicilli. Ma dopo quelle requisitorie, sembrò quasi che finalmente qualcosa di stesse per muovere, dopo sette diversi disegni di legge che negli ultimi vent’anni avrebbero dovuto adeguare l’Italia agli standard internazionali.
In un profluvio di promesse, l’approvazione del reato di tortura sembrava all’ordine del giorno, oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuro. Il riferimento forte ovviamente è in riferimento al G8 di Genova del 2001.     La Corte di Strasburgo era stata interpellata da Arnaldo Cestaro, cittadino italiano che, nella notte tra il 20 e il 21 luglio 2001, si trovava – insieme ad altri manifestanti del Genoa Social Forum – nella scuola Diaz, dove fecero irruzione le forze dell’ordine a seguito di una segnalazione fatta dagli abitanti del quartiere.Nonostante all’arrivo della polizia avesse le spalle al muro e le mani alzate, sottolinea la Corte nella sentenza, il signor Cestaro fu colpito più volte dagli agenti, riportando fratture multiple. I trattamenti subiti dal signor Cestaro, spiega la Corte, devono essere qualificati come ‘tortura’.
L’Italia ha quindi violato l’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che recita: “Nessuno può essere sottoposto a tortura nè a pene o trattamenti inumani o degradanti”.
Abbiamo in precedenza identificato, servendoci della giurisprudenza dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, le tre possibili condotte che possono essere distinte tra loro in base al grado di sofferenza inflitta: “molto gravi e crudeli nella tortura, mentali e fisiche di particolare intensità nel trattamento inumano e atte a provocare umiliazione e angoscia nel trattamento degradante”. Occorre adesso entrare nello specifico del reato di tortura così come potrebbe essere codificato nell’ordinamento penale italiano, individuandone gli elementi costitutivi e tracciando, seppur in maniera sommaria, quelle che sono le caratteristiche dei comportamenti vietati.
La Corte ha stabilito all’unanimità che i maltrattamenti subiti dalle persone presenti nella scuola Diaz di Genova da parte delle forze dell’ordine “devono essere qualificati come ’tortura”, ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo. Ma, secondo la Corte, il diritto penale italiano è anche “inadeguato e privo di disincentivi in grado di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte della polizia”. Scatenata l’indignazione del M5S che ha chiesto la destituzione dagli attuali incarichi (finmeccanica) dell’allora capo della polizia De Gennaro, che era accusato di istigazione alla falsa testimonianza.
“Non mi piace l’idea che si possa utilizzare questa vicenda bruttissima, drammatica, una delle peggiori immagini dell’Italia all’estero, per provare a tirare sulla polizia, le polizie, che spesso sono la parte più popolare del Paese” dice Cantone presidente dell’autorità anticorruzione.
Intanto il Parlamento prova ad accelerare la risposta alla condanna della Corte Europea, portando in Aula il reato di tortura. Con la Lega che si dice contraria. “E’ l’ennesimo regalo ai ladri – dice Matteo Salvinie l’ennesimo attacco alle guardie. La Lega è l’unica contraria. Con questo reato basterà che qualunque delinquente appena arrestato denunci il poliziotto o il carabiniere anche per una violenza ‘psicologica’, e il poliziotto o il carabiniere passano i guai”. Si prepara una bella ed articolata gara tra differenti scuole di pensiero…che alla fine torturerà la beata pazienza degli italiani.

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