PRESENTATO A BARI IL NUOVO DISCO DI ERICA MOU- “NON E’ PIU’ UNA “CARAMELLA” SFIZIOSA, MA UNA PIETANZA RICCA ED ELABORATA” . La maturità dopo una serie di problemi alle corde vocali

di Romolo Ricapito
E’ stato presentato presso La Feltrinelli di Bari l’ultimo cd di Erica Mou dal titolo Tienimi il posto, comprendente tredici tracce musicali, edito dall’etichetta Jazz Engine.
La popolare cantante si è presentata all’incontro col pubblico di affezionati indossando una camicia chiara  a maniche corte, con stampati  dei fiori rossi dal gambo blu, pantaloni neri a pieghe, ampi  ma  corti alla caviglia, che sono  stati abbinati a un paio di sandali   con la zeppa, originali perché dalle fasce bicolori (dorate e nere) .
La pettinatura, dal ciuffo ribelle e sbarazzino, allungato sulla destra, sottolineava la rotondità del volto, impreziosito dal   rossetto rosso. Anche le unghie delle mani e dei piedi erano decorate di rosso. Infine la Mou ha completato il tutto con degli anelli etnici.
La brava cantante è partita subito intonando il brano Tienimi il posto, chitarra al collo.
Trattasi di una canzone evocativa e onirica.
Uno dei versi già cult è “Ma dove è scritto che tutto debba andare sempre come previsto?”.
La diffusione dell’album era stata preceduta dal singolo  estivo  Ho Scelto Te , mentre dal 4 settembre è  stato diffuso in radio anche Se Mi Lasciassi Sola.
A illustrare genesi e andamento delle “tracce” è stata chiamata Anna Puricella di Repubblica, amica di vecchia data di Erica.
La cantante affronta questo nuovo lavoro dopo due anni di pausa discografica, che negli ultimi mesi è coincisa con problemi alle corde vocali, ormai (si spera) risolti.
E’ un disco di separazioni- ha spiegato la cantautrice biscegliese-  soprattutto da quei rumori superflui del passato. E’ stato concepito a lungo, scarno e compatto nei contenuti, che sono essenziali e proiettano nel futuro”.
Depositami sul fondo” è invece una canzone scritta  quattro anni fa, ma rimasta finora  inedita.
Essa usa originali metafore, rapportate alle bevande (vino, lacrima di caffè) ma soprattutto con riferimento al liquore della nonna fatto in casa.
Erica Mou ha eseguito questo pezzo per la prima volta dal vivo (in esclusiva per il pubblico barese)   anche per testarne l’effetto .
Alcuni versi confluiscono nel mistico: si fa accenno al sangue di Cristo servito in calici d’argento.
La produzione artistica è propria : non più quindi  ad opera della Sugar di Caterina Caselli, “divorzio” che però non è stato commentato, né spiegato.
E’ una responsabilità giusta, una buona ripartenza, condivisa con uno staff di musicisti romani che assieme a me hanno arrangiato e prodotto”, ha chiosato la Mou.
La postar ha poi ironizzato: “per questo disco mi ispiro alla regina Elisabetta II, spero in una carriera bella e  lunga come il suo regno “.
In aggiunta: “ho avuto la necessità di creare in questo lavoro ricordi e contenere oggetti e persone, inglobandoli dentro di me“.
Eseguita “Sottovoce“, che apre il disco: “la mancanza di voce– alla quale la canzone si ispira- mi ha arricchita interiormente e resa più felice di cantare, una volta risolti i problemi di salute” (ai quali  abbiamo già accennato, n.d.r.).
Continuando, l’artista si è espressa sul fatto di lavorare molto sugli arrangiamenti, più che sulla scrittura, che le viene spontanea e naturale. Tale riferimento si abbina in particolar modo alla canzone Quando Eravamo Piccoli.
La conversazione è andata avanti con altri brani del disco e con il    decrittarne i testi.
Ma l’attaccamento alle cose del passato (ricordi, oggetti) non mi rendeva felice” ha confidato Mou in un momento di pausa.
Adesso la cantautrice sembra essersi liberata di questa inutile zavorra dei sentimenti ed appare più risolta.
La cantante ha sottolineato con un certo orgoglio  di avere aperto di recente i concerti di Patti Smith e Paolo Nutini, ma ha dato il “cambio” sul palco anche a Suzanne Vega.
Sottolineata anche dalla giornalista presente la sua buona qualità di supporter.
Infine Erica Mou ha ricordato di avere appena aperto l’ultimo concerto di Caparezza, pugliese come lei.
Tutto è sembrato bello e perfetto, forse  anche   troppo.
Sarebbe stato meglio però coinvolgere   con qualche domanda anche il pubblico presente , come avviene in occasioni simili.
Invece si è passati subito al cosiddetto  firmacopie.
Alcune sedie, svuotatesi nel frattempo, hanno documentato il disinteresse degli  spettatori maturi, o di  semplici curiosi, che sarebbe stato meglio trattenere con meno “analisi logiche” e più riferimenti ad altro, oltre che al mero commento dei testi del nuovo disco.
Invece,a parte la bella parte musicale, è stato tutto un colloquio “alla Marzullo” tra la bella e brava Erica e la giornalist

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