“LA VITA E’ UN BALLO FUORI TEMPO” DI ANDREA SCANZI: IL FALLIMENTO DEI QUARANTENNI

Romolo Ricapito
 
Al Festival del Libro Possibile di Polignano a Mare  anche Andrea Scanzi, col romanzo pubblicato per Rizzoli La Vita è un ballo fuori tempo.
Il popolare giornalista del Fatto Quotidiano ha definito la sua opera “un piccolo romanzo”.
Il suo approccio a questo genere letterario è stato  avvertito da lui come rischioso, essendo egli meglio noto come volto tv, o per la sua attività sui social network, oltre  che come nota firma del quotidiano diretto da Marco Travaglio.
“Col mio esordio nella narrativa voglio provocare nei lettori una leggerezza piacevole, io che sono cresciuto leggendo nomi come Kurt   Vonnegut, DaniePennac, Stefano Benni,”
“Trattasi di ispirazioni che si fondano sul caricaturale e il grottesco e che usano la satira anche per far ridere e sorridere.
Il secondo piano di lettura è quello associabile a Il Barone Rampante di Italo Calvino : utilizzare la leggerezza per descrivere le storture, spesso brutali, della contemporaneità.”
Epperciò Scanzi scrive di Lupinia, provincia immaginata e immaginaria all’interno della cui metafora si riflette sul destino di  una generazione.
Ma quale ?” “La mia generazione, quella dei nati negli anni Settanta“.
Ma in questo libro esiste anche la descrizione di ottantenni, “più dinamici e vitali dei quarantenni” .
Anche un 25enne, tra i protagonisti del romanzo (che è corale) è molto più vitale dei quarantenni, i quali si arenano spesso in fissità e sopravvivono invece di vivere pienamente gli anni della pre-maturità.
Come icone o tipologie di quarantenni, Scanzi ha citato il regista Premio Oscar Paolo Sorrentino, ma anche Angelino Alfano, dissociandosi però da quest’ultimo: “Se lo applaudite ne ne vado“.
Tra le altre considerazioni del neo-romanziere, quella che segue: noi quarantenni potevamo cambiare il mondo dopo Tangentopoli, ma nel ’94 si è votato per Berlusconi, anomalia della democrazia.
Ancora: no alla semplificazione sulla cosiddetta “rottamazione”: i quarantenni al potere si “rottamano” già da soli, reiterando il passato.
I romanzi però permettono l’esasperazione dei ruoli, dunque il giornalista che diventa romanziere è più libero.
I vecchi della storia sono ispirati ai “grandi vecchi” del passato come  Sandro Pertini, ma pure   Mario Monicelli, che “a 95 anni aveva più vitalità della maggior parte delle persone”.
Nel libro il premier si chiama Bacarozzi, in una rivisitazione icastica della realtà attraverso la sgradevolezza dei nomi,
“perché il mio obiettivo è suscitare una reazione”.
Sul giornalismo: “nomi come Mario Monti, Elsa Fornero , adesso sono odiatissimi ma sino a poco tempo fa, quand’erano ancora in auge  erano guai per chi  li volesse criticare”.
“Con Matteo Renzi ho avvertito nei primi mesi  del suo premierato un’apoteosi della celebrazione del potere- ha continuato Scanzi”.
 Concludendo: “la mia paura è che il giornalismo, tifando per il   potere, cerchi una ricollocazione dei ruoli, quello che sta accadendo anche con l’affermazione di Matteo Salvini e dei 5 Stelle.
Ma il giornalismo deve essere utilizzato per salvaguardare la democrazia e la Costituzione”,
Nel romanzo, i cattivi “stanno simpatici”, mentre la figura più bella è quella di un nonno fragile, ma ancora marziale, godereccio.

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