VICARIA, UNA STORIA NAPOLETANA. PRESENTATO AL CAFFE’ DOLCEAMARO IL LIBRO STORICO-HORROR DI VLADIMIRO BOTTONE/ “VI REGALO LA MIA MELA AVVELENATA”

Romolo Ricapito

Vicarìa-Un’educazione napoletana di Vladimiro Bottone, 19 euro, Rizzoli, 487 pag,, il libro presentato al Caffè Dolceamaro (Caffè d’Arte) di Bari il 24 giugno  2015 alla presenza dell’autore, introdotto da Antonella Del Giudice.

Per Vicarìa s’intende un quartiere popolare di Napoli, tra i più malfamati.
Il romanzo storico (l’ambientazione è del 1841) verte sulla scomparsa di un’orfano dall’Albergo dei Poveri, struttura che l’autore chiama col nome in gergo “il Serraglio“.
Protagonista della trama il commissario Fiorilli.
Altra ambientazione del noir, come il romanzo è stato anche definito, la sala delle Udienze del Tribunale, trasformata in stanza delle estrazioni del lotto, dove un bimbo innocente è incaricato di estrarre i numeri vincenti.
Le invocazioni a sorteggiare le cifre che potranno fare la fortuna degli scommettitori diventano man mano insulti, che sfociano nell’epiteto di “serraiuolo“, “figlio di donna sconosciuta del Serraglio,” concetto espresso in maniera edulcorata, ma che icasticamente può intendersi come figlio di p
Antonella Del Giudice, scrittrice napoletana come lo stesso Bottone, ha parlato di un romanzo che non esagera nei virtuosismi, adoperando un italiano raffinato ma nello stesso tempo moderno, nella trasposizione dall’antico come impostazione e tradizione letteraria.
Lo stesso autore ha  definito il suo come un lavoro di “sottrazione” rispetto alla scrittura, studiato cioè per eliminare il superfluo e inglobare l’essenziale.
Dello stile di Bottone, che ha partecipato a diverse edizioni passate del premio Italo Calvino, si è discusso  relativamente a dialoghi che sorgono spontanei nell’immaginazione del narratore , all’interno di un puzzle “giallo” che va ricomponendosi  autonomamente.
Vladimiro Bottone si è definito autodidatta, non avendo  mai frequentato scuole di scrittura.
Sono  state quindi considerate delle  figure simboliche della cultura partenopea, come ad esempio quella dell’Assistito, che si spacciava come “oracolo”  del gioco del lotto.
Ma anche presenze ultraterrene come quella della Bella ‘Mbriana , la fata  “buona” all’interno della casa, che diede anche il titolo a un 33 giri di successo di Pino Daniele.
Dunque il “munaciello“, altro spiritello benefico  e i “fantasmi” benigni,  ectoplasmi   che possono ricordare la commedia di  Eduardo De Filippo Questi fantasmi.
Gli spettri  della fantasia dei napoletani però possono essere anche  dispettosi, come lo  stesso munaciello, mentre  gli abitanti della città partenopea da sempre ci convivono, considerandoli delle presenze “vive” e che perciò non fanno paura, a differenza di quelli della cultura horror appartenente agli anglo-americani.
I sogni rivelatori, con gli  scomparsi che vanno incontro ai vivi, danno vita a combinazioni del lotto spesso vincenti, purché correttamente  interpretate tramite  la Smorfia.
Degli inglesi presenti nella narrazione (quattro i personaggi più importanti, più due di contorno, ma c’è  anche un austriaco, assieme a un ungherese) si è discusso come stranieri che hanno una forte coscienza della loro supposta superiorità morale.
Napoli per essi è un luogo di perdizione,- ha specificato Bottone- ma all’interno della città campana ” costoro   finiscono per trovare  il vero sé stesso”.
A tale proposito sono stati citati romanzi archetipici come  Passaggio in India e Camera con Vista di E. M. Forster.
Vladimiro Bottone, che ha terminato appena sette giorni fa il  seguito di “Vicarìa”, si è detto contrario allo  storytelling rappresentato dalle scuole di  scrittura, avendo elaborato un suo metodo spontaneo di racconto, lontano da canoni prefissati.
L’impatto del romanzo sembra un po’ truce in alcuni suoi risvolti, con personaggi al veleno appartenenti al Serraglio che muovono le fila per  eliminare  un  placido  bambino, per giunta privo dei genitori.
Questa storia nera è stata concepita dall’autore dominato da sue personali  ossessioni  che ha riproiettato sulla carta, rendendole caramelle al veleno per il lettore  o meglio, come da lui espresso in questa precisa frase: “vi regalo una mela avvelenata“.
Dunque Bottone, trasformatosi in una sorta di Grimilde, si rivela una sorta di maestro del brivido, mentre secondo la Del Giudice il senso del tragico e l’ineluttabilità sono strumenti tipici del popolo napoletano.
Vladimiro Bottone, contagiato dal dna di partenopeo “verace” ha concepito una storia sottilmente intrigante e affascinante,anche se  con le sue sottili sfumature  horror.

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