FOLLIE DEL CYBERBULLISMO

“SENZA PECCATO” SU RAI DUE: LA TRASMISSIONE CONDOTTA DA MILO INFANTE HA DENUNCIATO LE FOLLIE DEL CYBERBULLISMO

di ROMOLO RICAPITO

E’ in onda attualmente su Rai Due al venerdì la seconda serie del programma giornalistico d’attualità e denuncia “Senza Peccato“, condotto da Milo Infante.

L’orario è sempre un po’ penalizzante per gli  ascolti ( h. 23.45) ma è proprio la seconda serata,   forse, lo spazio più adatto  a trattare  temi “scottanti” che coinvolgono i  giovani o i minorenni .

Mentre la tv generalista infatti nei talk show del pomeriggio si occupa spesso e volentieri ( o troppo volentieri) dei casi di cronaca nera (l’ultimo, in ordine di tempo, quello di Guerrina Piscaglia) alcune volte  è un po’ carente nell’informare su temi che non sono conosciuti da molta parte del pubblico generalista, nonostante coinvolgano milioni di famiglie.

L’accusa che molti opinionisti e spettatori fanno alle  Rai, ma soprattutto a Rai Uno, è quella di rivolgersi a un pubblico di “vecchi” o invecchiato, con format che propongono cantanti del passato e  altri contenuti   anacronistici .

Accusa un po’ ingenerosa per le persone stesse : non è reato essere anziani e dopotutto gli over 60 costituiscono lo “zoccolo duro” della televisione, ovvero quello più fedele.

Ma è anche vero, d’altra  parte, che esiste poca sperimentazione e si sfruttano formule e trasmissioni già collaudate, per non parlare di fiction spesso ripetitive, proprio perché riproposte di continuo  nei  nuovi palinsesti autunnali ,  addirittura col numero 2, 3, 4 che segue il titolo, cosicché  certi  sceneggiati   arrivano anche alla decima serie.

“Senza Peccato” dunque è un’innovazione, o almeno “osa” sperimentare. Nella puntata del 24 aprile il conduttore Milo Infante ha introdotto il  sexting, spiegandone brevemente il significato.

Trattasi di fotografie o immagini di una persona spedite tramite il computer ad altre  persone con cui si è in confidenza: fidanzati, amici, certe volte a sconosciuti.

Argomento  della puntata è stato dunque  il  documentare o aggiornare il pubblico su  quanto di sconveniente accade in rete a tale riguardo.

Perché queste fotografie che ritraggono spesso la persona nella sua intimità (foto con nudi, o parti scoperte del corpo) vengono postate ad altri utenti o condivise sui social network, spesso per dispetto o ripicca. Molti adolescenti non sanno però che facendolo commettono un reato penale.

“Sexting una foto ti rovina la vita” il titolo del servizio con le testimonianze a volto coperto delle vittime di questi abusi che generano gravi conseguenze a livello psicologico, spesso isolando la vittima, la quale finisce   purtroppo   anche derisa da conoscenti o sconosciuti.

La maggior parte degli italiani forse ignora cosa sia il sexting, probabilmente all’oscuro che figli e nipoti potrebbero essere le prossime vittime di questa terribile forma di persecuzione, generata da un uso scorretto della rete e delle nuove tecnologie.

Ma le foto girano anche sui telefonini: non è necessario infatti essere collegati a un computer.

Le immagini coinvolgono WhatsApp, una piattaforma che consente di spedirsi i messaggi senza dover pagare gli sms, molto in voga tra gli  adolescenti.

Il cyberbullismo è uno  sconfinamento del sexting, ovvero  una sua appendice e consiste in un’altra forma “tecnologica” di violenza.

E’ stato intervistato in trasmissione  un quindicenne accusato di essere gay addirittura tramite un “gruppo” creato apposta su Facebook   per  deriderlo, creato  dagli stessi  compagni di classe, comprese alcune   ragazze.

Accusare gli altri di essere omosessuali,  anche se non dovessero esserlo  nella realtà dei fatti , è ritenuta ancora una forma aberrante di insulto,che  assurdamente gratifica chi la mette in atto.

Parole come “ricchione”, “frocio”, che si credevano seppellite da termini inglesi “eleganti” come gay, sono in realtà sempre molto usate per offendere, emarginare e usare violenza su quei soggetti identificati dal “gruppo”come “deboli.

Barbara Reverberi, di Pepita  Onlus, una cooperativa  che si occupa della difesa dei giovani da queste forme lucide di aberrazione e persecuzione, ha parlato di casi borderline tra sexting e cyberbullismo. Si tratta di fenomeni in crescita e amplificati dai mezzi tecnologici che sono ormai alla portata di tutte le tasche e dunque diffusi in ogni classe sociale.

In definitiva, è certo che chi usa queste forme di insulto  e derisione nei riguardi degli  altri, lo fa per ricevere attenzione e commenti positivi. Ecco dunque come il cyberbullismo si è esteso  a macchia d’olio.

Ad ogni modo Eugenio Albamonte , magistrato, esperto di cyber crime per  la Procura della Repubblica di Roma, ha avvertito che distribuire illecitamente foto di adolescenti  equivale al reato di diffusione di materiale pedopornografico. Gravissimo il caso di alcuni addetti alla videosorveglianza di un centro commerciale che hanno filmato una diciassettenne che si scambiava effusioni col fidanzato diciottenne nel parcheggio antistante l’ipermercato. Essi hanno messo in rete il video, diventato virale e non  serve nemmeno che la magistratura lo cancelli perché, chi ne ha ormai preso possesso, lo reinserisce in rete (Facebook, YouTube e altro).

Dolorosi i percorsi  che la ragazza ha dovuto affrontare assieme alla sua famiglia, diventata oggetto di pubblico ludibrio e offese.

Alla trasmissione di Rai Due va il merito di trattare questi temi con circospezione, senza morbosità, con l’aiuto di esperti e senza quelle forme gridate e sensazionalistiche che hanno fatto la fortuna di altre trasmissioni. La puntata o tutte le puntate della serie sono visibili sul sito della Rai in streaming.

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