BIFEST 2015: SUCCESSO PER LUCIA DE B.

lucia de b

 Grande successo per Lucia de B. (Panorama Internazionale), film olandese selezionato per gli oscar.

di ROMOLO RICAPITO

25 marzo 2015

imgresTeatro Petruzzelli affollato per la proiezione nell’ambito del Bifest del film olandese (co-prodotto con Belgio, Svezia e Lussemburgo) “Lucia de B” (Accused) diretto da Paula Van de Oerts.

Grandi applausi non appena sono apparsi sul grande schermo i titoli di coda e un pensiero da parte degli spettatori : “questo è un film da Oscar”.
Non a caso, l’opera era stata selezionata in Patria per concorrere all’assegnazione della celebre statuetta assegnata dall’Academy per il miglior film straniero.
La sceneggiatura si incentra su una capace e scrupolosa infermiera arrestata per errore a causa di pregiudizi e alcuni pettegolezzi delle colleghe, che a inizio film appare ammanettata all’interno dell’auto delle forze dell’ordine : nella sua sofferenza la donna è ridotta a “fenomeno da baraccone” da mostrare al pubblico e ai giornalisti, famelici nel recepire acriticamente alcune notizie, perché influenzati da Procure desiderose di un colpevole, anche a costo di inibire prove che potrebbero scagionarlo, come avviene in tale contesto.
La storia di Lucia de Berk è complessa : la donna si occupa principalmente di pazienti anziani terminali o di neonati; nel privato accudisce un vecchio nonno,, ormai in fin di vita
L’ambiente ospedaliero che viene mostrato è funzionale, apparentemente presente alle esigenze dei ricoverati.
Ma non è così: in una scena osserviamo le lamentele della dottoressa di turno, richiamata per un’urgenza (un neonato che sta soffocando) la quale reagisce all’emergenza con indifferenza ed esibita insofferenza: è stata disturbata mentre assisteva a una rappresentazione teatrale.
Facile che in questo contesto, attraverso un gioco di specchi e di responsabilità da scaricare, al primo grave incidente la colpa ricada su Lucia. E’ lei l’agnello sacrificale adatto: fredda, controllata (in realtà la sua è una maschera) e con un segreto nel passato che viene sfruttato contro di lei.
Lucia infatti ,appena adolescente, fu venduta dalla madre come giovane prostituta per quarantenni danarosi : ciò è sufficiente nel presente per farne un’aguzzina di neonati ed anziani morti per cause naturali, onde coprire i disservizi del suo reparto.
La vicenda inizia l’8 settembre 2001 e termina nel 2010 con un verdetto finale della Suprema Corte, che ribalta quelli iniziali di colpevolezza e condanna all’ergastolo.
Il film è crudo nel mostrare la sofferenza della protagonista, la bravissima Ariane Schluter (1966) . La sua storia viene contrapposta a quella di una giovane procuratrice legale, assistente dell’accusa (Sallie Harmsen, 1989 ). Lo scontro tra le due donne si rivela simbolico in una particolare scena, quando la componente dell’accusa spia dal vetro di una finestra l’imputata, che sta per essere arrestata. I loro volti contrapposti riveleranno due donne non tanto dissimili, alla fine, nella ricerca della verità.
Ma la pellicola si rivela attuale per i contenuti che la allineano a sentimenti di massa purtroppo negativi, ma che esplodono un po’ dovunque durante casi di cronaca nera d’influenza sulla pubblica opinione : isteria di massa, caccia alle streghe, voglia di conquista della notorietà da parte di pubblici ministeri frustrati e incapaci.
L’odissea di Lucia si conclude felicemente. La storia è ricavata da un fatto reale: la vera Lucia de Berk, nata nel 1961 e soprannominata Angelo della Morte, accusata di quattro omicidi e tre tentati assassinii , ma inizialmente di tredici morti sospette .
Nella sceneggiatura vengono messi in evidenza gli errori nel leggere le statistiche sanitarie , le testimonianze sottaciute, la voglia di coprire imbarazzanti magagne da parte di cliniche apparentemente perfette sacrificando dipendenti particolarmente coscienziosi, analisi di laboratorio manipolate o addirittura occultate per non far vincere gli avvocati della difesa. Curiosamente l’opera ha molte analogie con il capolavoro di Fritz Lang “Furia” del 1936, proiettato al Bifest nell’ambito di un’ampia rassegna dedicata al famoso cineasta austriaco.

 

 

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